martedì 29 aprile 2008

Un fischio sopra la pianura

di Roberto Roversi

La verità è che
ormai ci credono
mummie d’Egitto
pesce fritto e salato
da mangiare col pane
ombre strane che vanno
in vecchi cimiteri
a lamentarsi coi cani.
Ma sono cattivi pensieri.
E appena ieri
insieme tutti noi
facevamo paura
come il leone ai buoi
in giro per il mondo.
Ecco, oggi ci vedono
senza la pelle e le ossa
eppure fratelli e compagni
anche se è pronta la fossa
possiamo e dobbiamo contarci
per non lasciarci morire
come vorrebbero loro
e per non lasciarli gioire.
Con la nostra pazienza
grande tesoro di ieri
insieme tutti noi
torniamo leoni tra i buoi
per non lasciarci annegare.
Se tanti dicono addio
al povero vecchio operaio
e lo soffiano via come polvere
da un vecchio armadio in solaio
noi invece diciamo che è pronto
a stringersi mano con mano
e per la grande pianura
riprendere ancora a fischiare.

Chi siamo


Il Movimento per l´Unità dei Comunisti di Bologna è un movimento politico locale nato nel 2002 per favorire, per quanto nelle proprie ridotte possibilità, il processo di unità politica e culturale dei comunisti in Italia e a livello internazionale.
La figura di Antonio Gramsci è, emblematicamente, un riferimento per tutti i compagni del Movimento.
La scelta di moltissimi comunisti di opporsi alla liquidazione del PCI e, in concomitanza con l´autoscioglimento del più grande partito comunista occidentale, di mantenere anche in Italia una forza politica comunista autonoma fondando nel 1991 il Movimento per la Rifondazione Comunista, poi Partito della Rifondazione Comunista, si è rivelata giusta e lungimirante.
La "fine della storia" celebrata dagli apologeti della borghesia si è ovviamente rivelata un´illusione e le contraddizioni del capitalismo hanno segnato profondamente la storia del periodo successivo alla fine della Guerra Fredda.
Il processo di rifondazione di un Partito Comunista in Italia, in questa fase fondamentalmente regressiva per le classi lavoratrici e la democrazia, prende forza: il PRC, pur tra limiti e contraddizioni, non solo sopravvive, ma cresce e si fa sentire.
La scissione del 1998, con la nascita del Partito dei Comunisti Italiani accanto ad una Rifondazione Comunista sempre più diversa dalla sua impostazione originaria, ha costituito una sconfitta per tutto il movimento comunista. I dieci anni che ci separano da quell´evento ci pare lo dimostrino.
Le condizioni oggettive sono oggi tali da farci confermare la scelta di far vivere un Partito Comunista autonomo in Italia. Le condizioni politiche sono favorevoli al superamento della succitata e delle altre divisioni prodottesi tra i comunisti in questi lustri e al recupero di molti, preziosi compagni che di fronte a queste divisioni si sono allontanati.
La ricostruzione di un unico Partito Comunista oggi in Italia è condizione necessaria, ma non sufficiente, per riprendere, in modo non settario, ma aperto e inclusivo, il processo iniziato nel 1991 e svilupparlo verso una prospettiva non ecumenica, ma dialettica, di un rinnovamento della teoria e della prassi nel segno del marxismo (e di un suo uso non dogmatico), che consenta ai comunisti organizzati il faticoso recupero del ruolo che si vorrebbe loro nella lotta delle classi in Italia e nel mondo.

lunedì 28 aprile 2008

Ambigua la proposta di Ferrero Meglio un congresso a mozioni

Intervista a Gian Luigi Pegolo di Romina Velchi
su Liberazione del 28/04/2008


Gian Luigi Pegolo, deputato uscente ed esponente dell'area dell'Ernesto, fa parte del comitato di gestione votato all'ultimo Comitato politico del Prc. Con la sua componente, guidata da Fosco Giannini, non ha appoggiato il documento Ferrero-Grassi, perché lo considera «ambiguo» e perché «ho l'impressione che, in realtà, siano in gioco schieramenti che si propongono il controllo del partito, ma sostanzialmente senza modificare radicalmente la linea che ha portato al disastro». Quali sono state secondo te le cause della sconfitta elettorale?Certamente la partecipazione ad un governo che ha dato una prova così deludente e il voto utile. Ma questo non basta a spiegare un disastro di queste proporzioni. Non si può mettere tra parentesi il dato politico essenziale. E cioè che è fallita la proposta politica della Sinistra arcobaleno. Per altro, Bertinotti in campagna elettorale aveva chiesto il voto proprio per la costruzione del nuovo soggetto. Gli elettori hanno dato una risposta inequivocabile.E voi cosa proponete?Secondo me ci sono in campo due proposte alternative. L'una, quella di Giordano e Bertinotti, che lavora alla costruzione di un partito unico della sinistra; una strada che porta alla sparizione di Rifondazione comunista e alla costruzione di un soggetto politico che finirà inevitabilmente assorbito nel Pd. L'altra, la nostra, che vuole riprendere la missione originaria di Rifondazione comunista, e cioè dare vita ad un grande partito comunista rifondato, nel quadro di un rapporto a sinistra fondato su un'unità d'azione. All'ultimo Cpn, voi avete presentato un vostro documento. Perché?Resto dell'opinione che le due posizioni, quella di Giordano e quella di Ferrero, non siano effettivamente alternative. In questo senso vorrei capire quale sia l'effettiva posizione di quei compagni che hanno sottoscritto il documento di Ferrero. Il quale, nell'intervista al Manifesto , propone solo una diversa declinazione dell'Arcobaleno sotto forma di patto federativo: una formula ambigua. Se questa è la proposta, essa è destinata ad essere superata dai fatti; non tiene conto del risultato elettorale e dello sfaldamento in corso dell'Arcobaleno. Insomma, è una proposta intermedia che non reggerà la prova, non resisterà agli eventi. O rifluirà nella costruzione del nuovo soggetto di Bertinotti; o confluirà verso la nostra posizione. Ma Ferrero ha spiegato che non si trattava di documenti congressuali.L'ho capito. Però chiedo: qual è la base politica? La proposta di Ferrero, ripeto, è quella di un patto federativo. Conoscendo le posizioni delle altre componenti, non capisco come possano convergere su una proposta che, di fatto, lascia in piedi l'Arcobaleno. Tu credi, invece, che ci siano le basi per la costruzione di una sinistra comunista?Mi pare che tutto quello che è successo non sia il prodotto dell'insufficienza dell'opzione comunista, ma semmai della volontà di abbandonarla. Negli ultimi dieci anni, Rifondazione, sotto la guida di Bertinotti, ha subito una deriva politica e culturale, tesa a rimuovere le ragioni del comunismo, e scontato scelte che si sono rivelate sbagliate. Come, per esempio, durante la stagione movimentista, l'aver ridotto la questione del mondo del lavoro a mera componente; oppure, ancora, la scelta governista del congresso di Venezia. Nonostante la montagna di macerie che ci ha sommerso, continuo a ritenere che la maggior parte dell'elettore di sinistra si riconosca nei partiti comunisti. Una parte essenziale della domanda sociale può ancora essere raccolta attorno a posizioni esplicitamente anticapitaliste. Per altro, la possibilità della costruzione di un partito comunista e di una sinistra anticapitalista si è resa evidente con la manifestazione del 20 ottobre. E' stato un errore non averlo compreso.E non credi che esista anche l'esigenza di dare una risposta alla domanda venuta, per esempio, dall'assemblea di Firenze?Che esista la necessità di ricostruire la sinistra in Italia è evidente, specie dopo la sconfitta elettorale. Ma è un'illusione pensare di poterlo fare aggregando culture politiche esistenti per costruirne una ex novo. E' l'errore tragico che ha portato allo scioglimento del Pci e, più recentemente, all'insuccesso della sinistra europea. Sono esperimenti che conducono, alla fine, o al nulla di fatto o al riflusso nel più avvilente politicismo. Congresso a tesi (come chiedono Ferrero e Grassi) o congresso a mozioni contrapposte?Quella del congresso a tesi la considero una proposta incomprensibile. Dopo un simile disastro elettorale e le lacerazioni interne all'ultimo Comitato politico, non mi pare esistano basi unitarie minime che giustifichino un congresso a tesi. A meno che non si tenti di costruire le condizioni per realizzare, dopo il congresso, un patto tra le due ex maggioranze. Sarebbe l'ennesimo pateracchio. Quindi?Vogliamo un confronto chiaro, senza ambiguità. Per questo il congresso deve essere a mozioni contrapposte. Però, intanto, mentre il Prc si dilania, succedono cose: presto si insedierà un governo di destra; avanza il populismo/qualunquismo di Grillo e la sinistra è fuori dal parlamento...Dobbiamo prendere atto che ci attende un ruolo di opposizione per anni. Dovremo usare tutta la nostra energia per contrastare il governo di centrodestra, cominciando, per esempio, con il sostenere ai ballottaggi i candidati di centrosinistra. In secondo luogo, ci dobbiamo ricollocare nel conflitto sociale. Il che significa: ostacolare i tentativi di Confindustria di ridurre gli spazi di contrattazione nazionale; affrontare il tema delle pensioni e dei salari, che non avuto alcuna risposta dal governo Prodi; arginare il tentativo antidemocratico ben evidente nelle misure sulla sicurezza e nelle manovre per correggere in senso presidenzialista l'impianto costituzionale. Senza rappresentanza istituzionale, sembra una missione impossibile.E' un lavoro enorme, certo, anche perché l'opposizione del Pd non sarà adeguata. Inoltre, l'agenda è sterminata per quanto riguarda i temi per una possibile iniziativa politica. Io vedo due esigenze prima di tutto: la prima quella di sostenere le forze sindacali che si battono per l'autonomia contro le derive concertative; la seconda quella che vede il Prc riposizionarsi sui territori proponendo alle forze della sinistra iniziative comuni contro i pericoli della destra. Che, ovviamente, non significa approdare al partito unico. Domani, il nostro direttore, Piero Sansonetti, è stato convocato dal comitato di gestione: volete commissariare Liberazione ?Nessuno vuole commissariare Liberazione ; non ho sentito alcuna proposta simile. Il problema è di stabilire un rapporto più costruttivo tra il giornale e il partito, sulla base di due necessità. La prima, che fa seguito alla nuova situazione: occorre che tutti siano impegnati nel rilancio dell'iniziativa politica e sociale, deve essere un intento comune; la seconda: è naturale che in un percorso congressuale, Liberazione sia un luogo che consenta una rappresentazione adeguata del dibattito interno al partito.Secondo te, finora non è stato così?Non sempre ha dato una rappresentazione plurale del dibattito interno. Il che non significa che non ci si possa attrezzare per trovare spazi e forme per dare conto delle diverse posizioni.

giovedì 24 aprile 2008

Moratti: "Non partecipo al 25 Aprile" Alghero, vietata Bella Ciao in corteo

di GIOVANNA CASADIO
su la Repubblica del 22/04/2008

ROMA - A memoria, non si ricorda che il sindaco di Milano, capitale della Resistenza, abbia dato forfait alla manifestazione del 25 aprile. Niente corteo per Letizia Moratti, benché da candidato sindaco nel 2006 se ne fece un gran pezzo spingendo la carrozzella del padre partigiano, né discorso dal palco da dove, lo scorso anno, aveva concluso con un "Viva la Resistenza". Fu fischiata ma anche abbracciata da Fausto Bertinotti, il leader comunista presidente della Camera. Un anno fa. Ora il sindaco Moratti fa sapere: "Non sarò a Milano, ma la giunta sarà rappresentata alle celebrazioni della Liberazione". Non è la stessa cosa, ma Moratti è "fuori città", anche il primo Maggio. L'Anpi, l'associazione dei partigiani, con un comunicato si dice "rammaricata". E la polemica a Milano monta anche sul volantino per la Liberazione in cui si parla di "rischi" che l'Italia attuale corre per "la tenuta del sistema democratico". La Uil dissente, il segretario della Lombardia Walter Galbusera osserva: "Non è un giudizio politico corretto". Un 25 aprile che per la Sinistra, ormai extraparlamentare, e per il Pd sconfitto da Berlusconi e dalla Lega, si carica di significato. A Roma, s'intreccia con la vigilia del ballottaggio tra Francesco Rutelli e Gianni Alemanno. Il manifesto rilancerà l'appello di Valentino Parlato: "Tutti a Porta San Paolo, il 25 aprile per una manifestazione tutt'altro che rituale visto il voto che ci sarà due giorni dopo". Mentre lo spareggio per il Campidoglio tiene con il fiato sospeso il centrosinistra, si mobilitano anche i centri sociali. Da Indymedia parte un tam-tam. Assemblea al centro "Cortocircuito" ieri con Francesco Caruso, il no-global ex deputato del Prc e Andrea Alzetta alias Tarzan. La parola d'ordine, preparando la partecipazione dei movimenti alla manifestazione di Roma, è: "Ricominciamo da qui, ora e sempre Resistenza". Qualcosa di simile al 25 aprile del 1994, dopo la prima vittoria di Berlusconi. Quattordici anni fa, il manifesto aveva chiamato alla mobilitazione a Milano; adesso, a Roma. Alberto Asor Rosa tuttavia pensa che non ci sarà "quella gigantesca presenza del '94. Oggi lo spirito è più ripiegato, deluso frustrato". Non c'è stato neppure il tempo per prepararlo un grande appuntamento. A dare la misura, c'è la stanchezza di Bertinotti, che ha deciso di non partecipare a nessuno degli appuntamenti, almeno finora. La resa dei conti a Rifondazione nel comitato politico, ha lasciato i segni. Paolo Ferrero, che ha battuto il segretario Franco Giordano, sarà a Milano "la manifestazione storicamente più importante". Da lui parte l'invito a mobilitarsi contro una "destra razzista, che ricorda i movimenti filonazisti degli Anni Venti: noi siamo abituati a un 25 aprile contro la nostalgia del fascismo", però questa volta è peggio, sostiene, è in atto "una rivoluzione conservatrice", con rigurgiti "pericolosi". Non si può non esserci, aggiunge Giovanni Berlinguer di Sd: "Ho letto delle posizioni del Pdl e della Lega che chiedono di cancellare dai libri di storia la Resistenza, questo mi indigna. Essere in piazza per la Liberazione è un modo per riaprire una strada che sul piano parlamentare è stata bloccata". Ad Alghero, dove il sindaco ha vietato di cantare "Bella ciao" ci sarà un "contro corteo" ed è scontro tra il primo cittadino forzista Marco Tedde, Antonello Cabras per il Pd e la Sinistra. Manifestazioni in tutt'Italia, Il presidente Giorgio Napolitano sarà a Genova, dopo la cerimonia all'altare della Patria a Roma con i ministri Parisi e Amato, dove sarà anche Walter Veltroni. Rutelli forse concluderà con un comizio la sua campagna il 25 aprile, Veltroni sarà con lui. Gianni Cuperlo alla Risiera di San Sabba. Rosy Bindi a Sant'Anna di Stazzema. Al corteo romano dell'Anpi, saranno presenti molti leader del centrosinistra e sindacalisti. Giordano osserva che è la prima occasione, con il primo Maggio, per "ridare vita e forza alla sinistra. Fini ha detto che il 13 e 14 aprile è stata la liberazione dell'Italia. No. Dopo un voto tanto drammaticamente spostato a destra, va ricordato che la nostra Liberazione è il 25 aprile e non bisogna consegnare Roma alla destra di Alemanno". Ugualmente, Giovanni Russo Spena chiama alla mobilitazione in nome dei valori fondanti della democrazia.

lunedì 21 aprile 2008

CPN del 19 e 20 aprile-documento finale votato dall'Ernesto

Roma, 20 aprile 2008

Sconfitta catastrofica
Di colpo tutti i nodi sono giunti al pettine.
Nonostante l’impegno militante e spassionato di tante compagne e compagni, la sconfitta della Sinistra Arcobaleno è di dimensioni catastrofiche, un vero e proprio tracollo, una sconfitta storica. Con tre milioni di voti persi in soli due anni, la Sinistra Arcobaleno scende al 3% e non elegge nessun parlamentare. Senza dimenticare la vittoria del centro-destra e la crescita di una forza razzista e xenofoba come la Lega. Rifondazione Comunista, la forza politica che più di altri ha creduto nel progetto della Sinistra Arcobaleno, ne esce distrutta nel morale e nelle prospettive. Questo è il risultato della linea collettiva di tutto il gruppo dirigente che ha gestito in questi anni il Prc, non di questo o quel singolo dirigente.
Le cause principali
La causa principale del tracollo elettorale risiede con ogni evidenza nella linea della partecipazione al governo, decisa al Congresso di Venezia con il 59% di voti contro il 41%, respingendo ogni proposta di sintesi e di gestione unitaria del partito, mettendo con supponenza e arroganza l’ampia minoranza del Prc fuori dalla segreteria nazionale e dalla gestione del partito. La partecipazione al governo, motivata con la tesi risibile della permeabilità del centro-sinistra ai movimenti, ha deluso tutte le aspettative di cambiamento e di giustizia sociale. Il governo Prodi è stato permeabile non ai movimenti ma solo ai banchieri della Ue, alla Nato, agli Usa e al Vaticano, più aggressivi che mai. Un governo che, con la nostra partecipazione e corresponsabilità, ha tradito i lavoratori, i precari e i pensionati: invece che aumentare i salari e le pensioni e ridurre la povertà e l’insicurezza sociale crescente, ha favorito, sotto i dettami di Confindustria e del Fondo Monetario Internazionale, solo le grandi imprese, banche e assicurazioni. Ha eliminato il cuneo fiscale, regalando miliardi di euro alle imprese, e ha prodotto un accordo concertativo su pensioni e welfare, sdoganando la legge 30 senza abrogarla e aumentando ulteriormente l’età pensionabile senza abolire lo scalone Maroni, come promesso in campagna elettorale. Un governo che, con la nostra partecipazione e corresponsabilità, ha tradito gli immigrati introducendo nuove vessazioni securitarie, senza abrogare la legge Bossi-Fini e senza dare il diritto di voto. E’ venuto meno agli impegni elettorali sui diritti civili non riuscendo neanche ad approvare una legge sulle coppie di fatto, per la subalternità alle pressioni del Vaticano. Ha deluso il movimento per la pace, aumentando vertiginosamente le spese militari, proseguendo la missione di guerra italiana in Afghanistan, acconsentendo alla installazione dello scudo stellare di Bush, alla base americana di Vicenza e all’indipendenza del Kosovo, in obbedienza agli ordini della Nato e dell’imperialismo americano. Per parlare solo delle questioni principali, senza voler dire niente della Tav in Val di Susa, della vicenda dei rifiuti in Campania, dei provvedimenti securitari del centro-sinistra a Bologna, Firenze ed altre città. Il fatto è che, come era chiaro fin dall’inizio, non vi erano i rapporti di forza nella società perché i comunisti e le sinistre potessero dal governo ottenere risultati, e quindi bisognava evitare accuratamente di confondere le proprie responsabilità con quelle delle forze riformiste e moderate, pur evitando contemporaneamente di far tornare a vincere le destre. Si poteva fare, non si è voluto fare. La profonda delusione e il crollo di fiducia, che si erano avvertiti sin dai primi provvedimenti del governo, ha prodotto l’attuale vittoria della destra ed ha colpito soprattutto le forze di sinistra e in particolare Rifondazione Comunista. I segnali di rottura con il nostro elettorato e con i movimenti erano chiari da tempo. Già le elezioni amministrative di un anno fa avevano visto la perdita secca di due terzi del nostro elettorato rispetto al 2006, così come la riuscita manifestazione contro Bush autoconvocata dai movimenti e il contemporaneo fallimento di Piazza del Popolo erano il chiaro segnale di una rottura profonda con i movimenti. Per non parlare dell’accoglienza a Mirafiori. Fenomeni che avrebbero potuto e dovuto aprire una seria riflessione. E invece tutto il gruppo dirigente che ha gestito il Partito (quindi con una responsabilità collettiva, non attribuibile solo al presidente della Camera o al segretario del Partito) è rimasto sordo e cieco di fronte a questi fenomeni. Il vero e proprio disgusto per la politica non era riconducibile alla generica “crisi della politica”, come si è andato dicendo per due anni per sviare l’attenzione dalle cause vere, ma si trattava e si tratta di una sfiducia per la sinistra e in particolare per le forze della sinistra più radicale, che hanno dimostrato la più grande incoerenza rispetto alle promesse. Non c’è da meravigliarsi se, dopo due anni di partecipazione subalterna nel governo, i voti del Prc siano andati nell’astensione o nel voto di protesta della Lega.
Il simbolo
Se alla delusione popolare per la partecipazione al governo si aggiunge la decisione di presentare un simbolo sconosciuto, assolutamente opposto a quella connessione sentimentale col nostro popolo di cui spesso si parla a sproposito, si capisce come mai la perdita dei voti è stata così rilevante. Peraltro la decisione di presentare il simbolo della Sinistra Arcobaleno è stata presa cancellando del tutto la partecipazione degli iscritti, dei circoli e delle federazioni, con una logica autoritaria giunta persino a interrompere e rinviare il congresso già avviato, per paura del confronto democratico con la base. Clamoroso è stato l’errore di cancellare il simbolo dei due partiti che assieme superavano nel 2006 l’8%. Che di errore non si è trattato da parte del gruppo dirigente del Prc, ma di pervicace volontà di superamento dell’identità e dell’autonomia comunista, come si è visto persino dalle continue dichiarazioni del candidato premier in piena campagna elettorale a favore della trasformazione della Sinistra Arcobaleno in un nuovo soggetto politico non più comunista e della riduzione del comunismo ad una delle tante tendenze culturali dentro la Sinistra Arcobaleno.
Le cause di lungo periodo
Tuttavia le cause di questo crollo sono di lungo periodo. Un metro di ghiaccio non si forma in una sola notte di neve. Sia la partecipazione al governo, sia la diluizione di Rifondazione Comunista nella Sinistra Arcobaleno vengono da lontano, da un lungo processo di snaturamento della natura comunista, anticapitalista e di classe del partito. La negazione della centralità della contraddizione fra capitale e lavoro e l’abbandono del radicamento sociale e nei luoghi di lavoro, l’abbandono della concezione dell’imperialismo e del sostegno ai popoli che resistono alle aggressioni imperialiste (con l’adesione ideologica alla teoria della non-violenza in ogni luogo e in ogni tempo, che ha indotto addirittura ad una riduzione dell’impegno per la causa palestinese), il disinteresse per l’organizzazione del partito, dei circoli e delle federazioni, sostituita con lo schiacciamento sulle istituzioni e con le derive leaderistiche e mass-mediatiche. Sono anni che questo gruppo dirigente, tutto, opera nei fatti in direzione del superamento dell’autonomia comunista dentro nuovi soggetti politici genericamente di sinistra, come per esempio è stata, prima della Sinistra Arcobaleno, la costruzione della Sinistra Europea. Solo di una cosa non si parla neanche più, della natura comunista del partito, del comunismo, il cui solo accenno porta ad etichettature, a sciocche accuse (“identitari”) e a discriminazioni vere e proprie.Sulle cause per le quali un’esperienza ricca e promettente come quella originaria della rifondazione comunista sia finita nella debacle del 13 e 14 aprile, bisognerà aprire una riflessione più approfondita e collettiva.
Cambiare radicalmente linea politica, progetto e gruppi dirigenti
Cosa fare. Innanzitutto è necessario guardare in faccia la realtà, anche se essa è molto brutta, altrimenti le soluzioni sono peggio del male. La sconfitta è pesantissima. Il morale delle compagne e dei compagni è pessimo. C’è grande sconforto, paura, rabbia. Non ce la si cava con qualche pannicello caldo. Se non c’è una rottura di continuità, se non c’è un progetto nuovo, motivante, di rilancio dell’impresa che cominciammo 18 anni fa, se non c’è un cambiamento radicale di dirigenti e di gestione del partito (da una gestione autoritaria e burocratica ad una gestione collegiale e democratica), Rifondazione Comunista rischia di morire. E per questo cambiamento radicale è necessaria una profonda autocritica, senza alcuna reticenza, l’opposto di ciò che ancora fanno tutti i dirigenti in questi giorni, che continuano a ripetere – burocraticamente, come se nulla fosse accaduto – formule vuote e astratte, le stesse formule che hanno portato alla sconfitta. La sconfitta è troppo grave perché se ne possa uscire solo polemizzando con il candidato premier, Fausto Bertinotti. La Sinistra Arcobaleno è fallita in tutte le sue formulazioni (partito unico, soggetto unitario e plurale, federazione, confederazione, eccetera), sia dal punto di vista elettorale che politico. La pesantezza della sconfitta ci dice che per risalire la china è necessario investire non nella continuità, ma nella discontinuità, nel cambiamento radicale di linea, di progetto e di gruppi dirigenti. Questa linea, questo progetto e questi dirigenti che hanno portato Rifondazione Comunista e l’intera sinistra nel baratro, nonostante fossero stati ripetutamente messi sull’avviso, non sono più credibili. Bisogna cambiare. Bisogna andare in direzione opposta alla diluizione dell’identità e dell’autonomia comunista, della natura di classe ed anticapitalista del partito. Non di meno comunismo abbiamo bisogno, ma di più comunismo.
Salvare il PRC per un nuovo partito comunista
Salvare Rifondazione Comunista è importante. Noi vogliamo contribuire a farlo assieme a tutti coloro che sono disponibili, a partire dall’imminente Congresso. Ma è del tutto evidente che questo non è in sé affatto sufficiente, soprattutto oggi dopo una disfatta di queste dimensioni. Si salva ciò che resta del patrimonio importante di Rifondazione Comunista, di militanza, di esperienze e di capacità di costruire lotte e vertenze, solo se la si ricolloca in un più vasto processo unitario a sinistra di riunificazione di tutti i comunisti in un partito comunista più grande e più forte, non autoreferenziale ma capace di parlare a tanta parte del popolo di sinistra oggi senza riferimenti, di promuovere un più vasto schieramento anticapitalistico, per riaprire una nuova stagione dei movimenti e del conflitto sociale, per una lunga fase di lotta e di opposizione (vera, non “costruttiva”) a tutte le politiche neoliberiste e di guerra, sia che vengano dalla destra sia che vengano dal Pd. Il che significa anche promuovere una verifica della nostra partecipazione alle giunte locali. Di fronte ad una sconfitta e ad una crisi di tali dimensioni non c’è alternativa alla ripresa del progetto, con tutte le comuniste e i comunisti disponibili, anche con storie e sensibilità diverse, della rifondazione/ricostruzione di un partito comunista in Italia, com’era nel progetto originario, niente affatto conservatore o nostalgico, del 1991. Dopo la pesantissima sconfitta elettorale della sinistra, a questa strada non c’è alternativa. L’alternativa o è l’approdo verso una sorta di area di sinistra nel Partito Democratico (come sembra emergere dalla discussione che attraversa Sd, i Verdi e la Sinistra Europea) oppure l’alternativa può essere una ulteriore breve fase declinante, di esaurimento senza sbocchi in lotte intestine fra piccoli gruppi minoritari e del tutto marginali. Invece, ritornare nella società per riavviare un processo partecipato, dal basso, di rifondazione/ricostruzione unitaria di una nuova forza comunista, con tutti coloro che anche fuori del Prc sono disponibili, non nostalgica ma adeguata ai tempi, di classe ma anche interna ai movimenti pacifisti, ambientalisti, femministi, antirazzisti: questo è l’unico progetto in grado di non disperdere del tutto il nostro patrimonio, di rigenerare entusiasmo e rimotivare migliaia di compagne e di compagni, come nei momenti migliori del nostro Partito. Sappiamo che il lavoro di ricostruzione è arduo e di lunga lena, ma la manifestazione del 20 ottobre, il milione di persone in piazza sotto la marea di bandiere rosse, promossa dai due partiti comunisti e da altre forze della sinistra alternativa e di classe, è un’esperienza che sia pure sciaguratamente dissipata in pochi mesi dal gruppo dirigente che ha gestito il Prc, ci dice che possiamo farcela.

Belletti Gilda, Benni Guido, Bettarello Claudio, Catone Andrea, D’Angelo Pasquale, Giannini Fosco, Malerba Matteo, Manocchio Antonello, Maringiò Francesco, Masella Leonardo, Merlin Vladimiro, Miniati Adriana, Orlandini Olido, Pegolo Gianluigi, Rancati Claudia, Schavecher Nadia, Sconciaforni Roberto, Sema Giuliana, Sorini Fausto, Trapassi Marco, Verruggio Marco.

Compagne e compagni provenienti dalle vecchie mozioni I, II, III e IV del Congresso di Venezia

Comitato Politico Nazionale di Rifondazione Comunista

A questo link è possibile visionare il Comitato Politico Nazionale di Riforndazione Comunista del 19 aprile 2008

http://www.radioradicale.it/scheda/252124/comitato-politico-nazionale-di-rifondazione-comunista

Il voto operaio. Puntata di Omnibus con Marco Rizzo

giovedì 17 aprile 2008

APPELLO - COMUNISTE E COMUNISTI: COMINCIAMO DA NOI

www.comunistiuniti.it

Dopo il crollo della Sinistra Arcobaleno, ci rivolgiamo ai militanti e ai dirigenti del Pdci e del Prc e a tutte le comuniste/i ovunque collocati in Italia

Siamo comuniste e comunisti del nostro tempo. Abbiamo scelto di stare nei movimenti e nel conflitto sociale. Abbiamo storie e sensibilità diverse: sappiamo che non è il tempo delle certezze. Abbiamo il senso, anche critico, della nostra storia, che non rinneghiamo; ma il nostro sguardo è rivolto al presente e al futuro. Non abbiamo nostalgia del passato, semmai di un futuro migliore.
Il risultato della Sinistra Arcobaleno è disastroso: non solo essa ottiene un quarto della somma dei voti dei tre partiti nel 2006 (10,2%) - quando ancora non vi era l’apporto di Sinistra Democratica - ma raccoglie assai meno della metàdei voti ottenuti due anni fa dai due partiti comunisti (PRC e PdCI), che superarono insieme l’8%. E poco più di un terzo del miglior risultato dell’8,6% di Rifondazione, quando essa era ancora unita. Tre milioni sono i voti perduti rispetto al 2006. E per la prima volta nell’Italia del dopoguerra viene azzerata ogni rappresentanza parlamentare: nessun comunista entra in Parlamento. Il dato elettorale ha radici assai più profonde del mero richiamo al “voto utile”:risaltano la delusione estesa e profonda del popolo della sinistra e dei movimenti per la politica del governo Prodi e l’emergere in settori dell’Arcobaleno di una prospettiva di liquidazione dell’autonomia politica, teorica e organizzativa dei comunisti in una nuova formazione non comunista, non anticapitalista, orientata verso posizioni e culture neo-riformiste. Una formazione che non avrebbe alcuna valenza alternativa e sarebbe subalterna al progetto moderato del Partito Democratico e ad una logica di alternanza di sistema.

E’ giunto il tempo delle scelte: questa è la nostra
Non condividiamo l’idea del soggetto unico della sinistra di cui alcuni chiedono ostinatamente una “accelerazione”, nonostante il fallimento politico-elettorale. Proponiamo invece una prospettiva di unità e autonomia delle forze comuniste in Italia, in un processo di aggregazione che, a partire dalle forze maggiori (PRC e PdCI), vada oltre coinvolgendo altre soggettività politiche e sociali, senza settarismi o logiche auto-referenziali. Rivolgiamo un appello ai militanti e ai dirigenti di Rifondazione, del PdCI, di altre associazioni o reti, e alle centinaia di migliaia di comuniste/i senza tessera che in questi anni hanno contribuito nei movimenti e nelle lotte a porre le basi di una società alternativa al capitalismo, perché non si liquidino le espressioni organizzate dei comunisti ed anzi si avvii un processo aperto e innovativo, volto alla costruzione di una “casa comune dei comunisti”. Ci rivolgiamo: -alle lavoratrici, ai lavoratori e agli intellettuali delle vecchie e nuove professioni, ai precari, al sindacalismo di classe e di base, ai ceti sociali che oggi “non ce la fanno più” e per i quali la “crisi della quarta settimana” non è solo un titolo di giornale: che insieme rappresentano la base strutturale e di classe imprescindibile di ogni lotta contro il capitalismo; -ai movimenti giovanili, femministi, ambientalisti, per i diritti civili e di lotta contro ogni discriminazione sessuale, nella consapevolezza che nel nostro tempo la lotta per il socialismo e il comunismo può ritrovare la sua carica originaria di liberazione integrale solo se è capace di assumere dentro il proprio orizzonte anche le problematiche poste dal movimento femminista; -ai movimenti contro la guerra, internazionalisti, che lottano contro la presenza di armi nucleari e basi militari straniere nel nostro Paese, che sono a fianco dei paesi e dei popoli (come quello palestinese) che cercano di scuotersi di dosso la tutela militare, politica ed economica dell’imperialismo; -al mondo dei migranti, che rappresentano l’irruzione nelle società più ricche delle terribili ingiustizie che l’imperialismo continua a produrre su scala planetaria, perchè solo dall’incontro multietnico e multiculturale può nascere - nella lotta comune - una cultura ed una solidarietà cosmopolita, non integralista, anti-razzista, aperta alla “diversità”, che faccia progredire l’umanità intera verso traguardi di superiore convivenza e di pace. Auspichiamo un processo che fin dall’inizio si caratterizzi per la capacità di promuovere una riflessione problematica, anche autocritica. Indagando anche sulle ragioni per le quali un’esperienza ricca e promettente come quella originaria della “rifondazione comunista” non sia stata capace di costruire quel partito comunista di cui il movimento operaio e la sinistra avevano ed hanno bisogno; e come mai quel processo sia stato contrassegnato da tante divisioni, separazioni, defezioni che hanno deluso e allontanato dalla militanza decine di migliaia di compagne/i. Chiediamo una riflessione sulle ragioni che hanno reso fragile e inadeguato il radicamento sociale e di classe dei partiti che provengono da quella esperienza, ed anche gli errori che ci hanno portati in un governo che ha deluso le aspettative del popolo di sinistra: il che è pure all’origine della ripresa delle destre. Ci vorrà tempo, pazienza e rispetto reciproco per questa riflessione. Ma se la eludessimo, troppo precarie si rivelerebbero le fondamenta della ricostruzione. Il nostro non è un impegno che contraddice l’esigenza giusta e sentita di una più vasta unità d’azione di tutte le forze della sinistra che non rinunciano al cambiamento. Né esclude la ricerca di convergenze utili per arginare l’avanzata delle forze più apertamente reazionarie. Ma tale sforzo unitario a sinistra avrà tanto più successo, quanto più incisivo sarà il processo di ricostruzione di un partito comunista forte e unitario, all’altezza dei tempi. Che - tanto più oggi - sappia vivere e radicarsi nella società prima ancora che nelle istituzioni, perché solo il radicamento sociale può garantire solidità e prospettive di crescita e porre le basi di un partito che abbia una sua autonoma organizzazione e un suo autonomo ruolo politico con influenza di massa, nonostante l’attuale esclusione dal Parlmento e anche nella eventualità di nuove leggi elettorali peggiorative. La manifestazione del 20 ottobre 2007, nella quale un milione di persone sono sfilate con entusiasmo sotto una marea di bandiere rosse coi simboli comunisti, dimostra – più di ogni altro discorso – che esiste nell’Italia di oggi lo spazio sociale e politico per una forza comunista autonoma, combattiva, unita ed unitaria, che sappia essere il perno di una più vasta mobilitazione popolare a sinistra, che sappia parlare - tra gli altri - ai 200.000 della manifestazione contro la base di Vicenza, ai delegati sindacali che si sono battuti per il NO all’accordo di governo su Welfare e pensioni, ai 10 milioni di lavoratrici e lavoratori che hanno sostenuto il referendum sull’art.18. Auspichiamo che questo appello – anche attraverso incontri e momenti di discussione aperta - raccolga un’ampia adesione in ogni città, territorio, luogo di lavoro e di studio, ovunque vi siano un uomo, una donna, un ragazzo e una ragazza che non considerano il capitalismo l’orizzonte ultimo della civiltà umana.
LE PRIME ADESIONI
Ciro ARGENTINO operaio Thyssen Krupp - Mariano TREVISAN comitato No Dal Molin Vicenza - Piero CORDOLA comitati No TAV Val di Susa - Francesco BACHIS comitato sardo “Gettiamo le Basi” - Filippo SUTERA comitato NO PONTE Messina - Giovanni PATANIA comitato di lotta Alluvionati Vibo Valentia - C. BALLISTRERI- D. PAOLONE - G. MODIC - F. LISAI - M. PUGGIONI operai e delegati Fiat Mirafiori - Margherita HACK astronoma - Domenico LOSURDO filosofo - Gianni VATTIMO filosofo - Luciano CANFORA filologo - Angelo D’ORSI storico - Marco BALDINI conduttore televisivo - Raffaele DE GRADA comandante partigiano, storico dell’arte - Alberto MASALA scrittore – VAURO vignettista - Enzo APICELLA vignettista - Giorgio GOBBI attore - Michele GIORGIO giornalista de il Manifesto - Manlio DINUCCI saggista, collaboratore de il Manifesto - Bebo STORTI attore - Gerardo GIANNONE operaio RSU Fiat Pomigliano d’Arco - Wladimiro GIACCHE’ economista - Marino SEVERINI musicista, “La Gang” - STATUTO gruppo musicale - Wilfredo CAIMMI partigiano, medaglia d’argento al valor militare - Ugo DOTTI docente letteratura Università Pavia - Guido OLDRINI docente filosofia Università Bologna - Mario GEYMONAT docente filosofia Università Venezia - Mario VEGETTI professore emerito università Pavia - Andrea CATONE presid. centro studi transizione al socialismo - Alessandro HOBEL storico del movimento operaio - Federico MARTINO docente Diritto Università Messina - Stefano AZZARA’ docente filosofia Università Urbino - Fabio MINAZZI docente filosofia della Scienza Università Lecce - Sergio RICALDONE partigiano, consiglio mondiale per la pace - Wasim DHAMASH docente lingua e letteratura araba Università Cagliari - Gigi LIVIO storico del teatro - Teresa PUGLIATTI docente storia dell’Arte Università Palermo - Maria Luisa SIMONE pittrice - Delfina TROMBONI storica, femminista - Silvia FERDINANDES presid. centro interculturale nativi ed immigranti “ALOUAN” - AEROFLOT gruppo musicale - Francesco ZARDO giornalista e scrittore - Carlo BENEDETTI giornalista - Siliano INNOCENTI segret. circolo Prc Breda Ansaldo Pistoia - Domenico MORO economista - Giusi MONTANINI direttivo reg.le CGIL Marche - Alberto BALIA musicista - Hallac SAMI comitato di solidarietà con il popolo palestinese - Fabio LIBRETTI operaio, direttivo FIOM Milano - Antonello TIDDIA operaio, RSU Carbosulcis Carbonia Iglesias - Dario GIUGLIANO docente filosofia Accademia delle Belle Arti Napoli - Fabio FROSINI docente storia della filosofia Università Urbino - Albino CANFORA docente analisi matematica Università Napoli - Francesco SAVERIO de BLASI docente analisi matematica Roma - Franco INGLESE astrofisico - Vito Francesco POLCARO astrofisico - Adele MONICA PATRIARCHI docente storia e filosofia Roma - Helene PARASKEVAIDES filologa classica - Laura CHIARANTINI docente biochimica Università Urbino - Micaela LATINI docente storia letteratura tedesca Università Cassino - Nico PERRONE docente filosofia Accademia Belle Arti Napoli - Alfonso NAPOLITANO regista teatrale - Tiziano TUSSI comitato nazionale ANPI - Luigi Alberto SANCHI ricercatore CNRS, Parigi - Omar Sheikh E. SUAD mediatrice interculturale - Sergio MANES editore - Orestis FLOROS medico CPT - Massimo MUNNO “Luzzi Clan” curva sud Cosenza calcio - Rolando GIAI-LEVRA direttore “Gramsci oggi” on line - Cristina CARPINELLI centro studi problemi transizione socialista - Vittorio GIOIELLO centro ricerca Fenomenologia e società - Vito Francesco POLCARO primo ricercatore INASF - Adriano AMIDEI MIGLIANO regista e critico cinematografico - Renato CAPUTO docente storia e filosofia Università Roma - Emanuela SUSCA docente sociologia Università Urbino - Alessandro VOLPONI docente filosofia Fermo - Maurizio BUDA operaio, RSU Iveco Torino - Giuseppe BRUNI operaio, RSU Magnetto Weels Torino - Mariano MASSARO delegato regionale ORSA Sicilia - Armando RUSSO operaio, RSU Bertone Torino - Luigi DOLCE operaio, Itca, Torino - Giovanni ZUNGRONE segretario FLM Uniti Torino - Ferruccio GALLO, Pino CAPOZZI operai, RSU Fiom Idea Institute Torino - Manola MAURINO RSU ASL 1, Torino - Roberto TESTERA operaio,Comau Torino - Pasquale AMBROGIO operaio, Frigostamp Torino - Nicola BORELLO operaio, RSU ItalCementi Vibo Valentia - Mirko CAROTTA dirigente sindacale Trentino Alto Adige - Paolo AMORUSO segretario SLC Caserta - Daniele ARCELLA, Antonio BELLOPEDE, Vincenzo MEROLA, Salvatore BRIGNOLA operai, RSU Ericsson Marconi Marcianise, Caserta - Mario MADDALONI operaio, RSU Filcem Napoletana Gas - Eugenio GIORDANO operaio, RSU Alenia Pomigliano D’Arco - Franco ROMANO operaio, RSU Filcams Napoli - Ilaria REGGIANI comitato precari Mantova - Franco BOSISIO operaio, RSU Sag Bergamo - Francesco FUMAROLA lavoratore Atesia Roma - Riccardo DE ANGELIS RSU Telecomitalia Roma - Federico GIUSTI RSU Comunedi Pisa

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mercoledì 16 aprile 2008

SINISTRA ARCOBALENO, UN DISASTRO ANNUNCIATO

di Stefano Franchi, segreteria PRC di Bologna

I risultati elettorali lasciano sgomenti.
Dopo soli due anni di Governo Prodi l’Italia è stata riconsegnata alla destra e a Silvio Berlusconi. Forza Italia e An aumentano i consensi, la Lega Nord – forza razzista e reazionaria – gode di un grande consenso popolare in regioni importanti. Lo stesso risultato della destra sociale è preoccupante. Un malessere sociale che fino a ieri guardava un partito come rifondazione comunista, oggi ha scelto formazioni di destra o l’astensione.
Per la prima volta da quando è nata la Repubblica italiana - come sottolineano diversi quotidiani - i comunisti non avranno nessuna rappresentanza parlamentare, e con essi l’intera sinistra. Un dato che parla anche del futuro: senza comunisti non c’è la sinistra e chi ha voluto ostinatamente cancellare in queste elezioni un’autonoma presenza dei comunisti ha portato l’intera sinistra al disastro. Per l’ironia della sorte alla Sinistra Arcobaleno sarebbero bastati gli elettori delle due liste comuniste per superare lo sbarramento del 4% alla Camera.
Chi porta la responsabilità di questo disastro faccia un passo indietro, si dimetta. Dopo questo disastro elettorale Fausto Bertinotti e la sua Sinistra Arcobaleno fanno parte del passato. Da oggi si dovrà tornare al progetto originario del Prc, la rifondazione di un partito comunista.
Un partito che mai più voti i finanziamenti alle guerre o sostenga riforme pensionistiche e sociali e finanziarie di chiaro stampo liberista. Un partito che sappia da che parte stare, anche quando si mette in discussione una base militare americana o si difende il diritto delle donne a tirare pomodori a chi se li merita: gesto non-violento se paragonato alla violenza di chi vorrebbe ricacciarle ai tempi bui dell’inquisizione.
Di questo discuteremo nelle prossime settimane e mesi e nel prossimo congresso nazionale del PRC, se ci sarà. A questo ricominceremo a lavorare fin da ora.

Ora ci vuole l'autocritica, un congresso straordinario e rilanciare il PRC

di Claudio Grassi
su Liberazione del 16/04/2008

I risultati definitivi delle elezioni politiche ci consegnano un quadro drammatico. La coalizione di Berlusconi supera di oltre nove punti l'alleanza di Pd e Italia dei Valori e conquista un vantaggio consistente anche al Senato. La Lega Nord raggiunge percentuali estremamente significative (tornando ai risultati del 1992) mentre in alcune regioni le liste neo-fasciste raddoppiano in due anni i propri voti. Contemporaneamente il Pd non realizza la rimonta annunciata in campagna elettorale e ottiene un risultato ben inferiore alle aspettative. La conseguenza è che il prossimo Parlamento vedrà una salda maggioranza di deputati e senatori del Pdl e della Lega Nord, in grado di avviare – con il possibile benestare di Veltroni - una stagione di riforme istituzionali e costituzionali che potrebbero fare dell'Italia una repubblica presidenziale in un sistema tendenzialmente bipartitico e con una nuova legge elettorale maggioritaria.Ad opporsi a questa deriva nel prossimo Parlamento non ci saranno rappresentanti della Sinistra, il cui risultato elettorale è catastrofico.Basti dire che il 3% raccolto dalla Sinistra l’Arcobaleno è meno della metà dei voti ottenuti alle ultime elezioni politiche dalla sola Rifondazione Comunista.Ma è soprattutto un risultato fallimentare sul piano politico. Paghiamo venti mesi di governo Prodi insensibile alle ragioni dei lavoratori e dei soggetti sociali deboli. E paghiamo il fatto che il nostro atteggiamento, all'interno di quel governo, è stato per larghi tratti a-conflittuale e subalterno.La seconda causa di un risultato così disastroso riguarda il progetto politico a cui ha alluso la lista unitaria. Un progetto politico senza anima, che non ha appassionato nessuno, privo di una qualsiasi identità politica.Chi ha parlato in queste settimane della lista unica come del primo passo verso la costruzione di un partito unico della sinistra e ha agito nella direzione di accelerare questo processo, non ascoltando la contrarietà diffusa nel corpo del partito, ha commesso un ingiustificabile errore politico. L'assenza della falce e del martello dal simbolo elettorale è l'immagine più eclatante di questa inconsistenza politica.Come si è visto dal risultato elettorale, aver cancellato la falce e il martello dal simbolo elettorale non ha fatto acquisire alla Sinistra alcun voto. Al contrario, ne ha fatti perdere molti, in un elettorato consolidato e abituato a riconoscersi in quei simboli.Sono arrivati al pettine i nodi contenuti nella proposta politica avanzata con il congresso di Venezia, quando si sancì l’internità al governo "senza se e senza ma" e si lanciarono le basi per superare il Prc e dare vita ad nuovo soggetto unico della sinistra.Il gruppo dirigente del Prc ha fallito, portando il partito ad una sconfitta che non ha precedenti. Ne deve prendere atto con onestà e rassegnare immediatamente le dimissioni perché chi ha compiuto questo disastro non può essere colui che indica le soluzioni. Occorre convocare gli organismi del partito, avviare il congresso nazionale e dare la parola alle iscritte e agli iscritti.E' necessario fare autocritica e tornare ad investire sul nostro partito, riprendendo e rilanciando il progetto della Rifondazione Comunista. Non è il momento della rassegnazione, ma è il momento della lotta. Ci sono migliaia di compagne e compagni che non vogliono che scompaia Rifondazione. Noi siamo con loro.