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martedì 15 aprile 2008

BOCCIATO L’ARCOBALENO, ORA LA PAROLA TOCCA AI COMUNISTI !

di Marco RIZZO

E’successo! Berlusconi è tornato, anche grazie a Veltroni, mentre la sinistra scompare con un risultato disastroso e l’improbabile Arcobaleno è stato sonoramente bocciato dall’elettorato con il 3% senza raggiungere il quorum ne alla Camera dei Deputati ne al Senato, non ottenendo così alcuna rappresentanza istituzionale. E pensare che partiva, sulla carta (nelle elezioni del 2006) con il 10,2% alla Camera e l’11,6% al Senato (sommando i risultati di Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani e Verdi e addirittura senza “conteggiare” la Sinistra Democratica).
Qualcuno potrà obiettare che quell’aggettivo “improbabile” poteva essere usato anche prima. Modestamente, alcuni di noi, tra cui il sottoscritto, lo avevano detto. La cattiva condotta della sinistra con il governo Prodi e il “tradimento” programmatico e ideale rispetto alla grandiosa manifestazione del 20 Ottobre, la cancellazione della “Falce e del Martello”, da molti auspicata da altri contrastata ma alla fine subita per necessità, un progetto politico privo di una “missione” e certo per nulla alternativo al Partito Democratico, le stesse modalità di scelta di adesione dei partiti (non un congresso, a volte neanche la riunione degli organismi dirigenti preposti) sono il racconto obiettivo di questa disavventura. Il problema, come sempre accade in politica,è però la questione della “percezione” di quello che stava accadendo, consapevolezza che certo non albergava non solo nella maggioranza dei gruppi dirigenti dei partiti della sinistra, ma anche in una considerevole parte dei militanti.
Bertinotti, e quelli che lo hanno seguito pedissequamente, con l'eclettismo che li ha caratterizzati, sono riusciti a fare quello che neppure ad Occhetto era riuscito: distruggere la sinistra!
Oggi ci vuole un nuovo inizio! Per ritrovare la fiducia nella parte del popolo che non si riconosce nelle disuguaglianze di questa società. Una opzione che passa necessariamente da una analisi approfondita di quello che accade in Italia e nel mondo. Proprio oggi, quando le contraddizioni del capitalismo –guerra e terrorismo, disuguaglianze sociali sempre più accentuate, collasso ambientale del pianeta- appaiono sempre più grandi. Proprio adesso, quando la nozione di “superamento del capitalismo” è più che mai attuale. Proprio ora appare evidente come la scelta comunista nel XXI secolo sia assolutamente sensata e necessaria.
Dobbiamo riportare la fiducia nella nostra gente e, soprattutto, dobbiamo fare in modo che questa fiducia possa esser rimeritata.
L’affermarsi del bipartitismo segna la crescente “americanizzazione” della politica. Si vuole chiudere “l’anomalia del caso italiano” dove, dal dopoguerra in poi, per oltre quaranta anni, il più grande Partito Comunista d’Occidente, assieme ad un formidabile movimento operaio, pur non partecipando al governo, aveva fortemente condizionato la scena politica e sociale del nostro paese. Dalla scuola per tutti all’universalismo della prestazione sanitaria, dallo Statuto dei lavoratori al rifiuto della monetizzazione della salute sui luoghi di lavoro, innumerevoli sono state le conquiste che hanno modificato concretamente i rapporti di forza tra le classi in Italia in quel periodo. Una funzione progressiva del conflitto tra lavoro e capitale che “trainava” anche le vittorie sui “diritti individuali”, dal divorzio all’aborto.
Poi è arrivata la difficile stagione dal 1991 fino ad oggi, quando si è tentato di “tenere aperta” la “questione comunista”, provando a più riprese a modificare la realtà con la partecipazione, in modi diversi, ai governi del paese. E’ stato giusto “provare” I risultati sono sotto gli occhi di tutti: 1994 – coalizione dei “progressisti”, 1996 – “desistenza” con l’Ulivo, 1998 – divisione dei Comunisti, gli uni al governo, gli altri contro, 2001 – i Comunisti Italiani dentro l’Ulivo, Rifondazione Comunista fuori, 2006 – tutti e due i partiti comunisti al governo… Sono passati 14 anni e la nostra gente non si ricorda una conquista sociale o anche solo di “principio” che , in qualche modo giustifichi quelle modalità di rapporto coi governi . Nel frattempo , la “base sociale” della sinistra, la nostra base sociale, si restringeva sempre di più…
Oggi dobbiamo interrogarci sul fatto che quel capitolo si è chiuso, tragicamente, con un risultato disastroso per tutta la sinistra. Bisogna ripartire da qui, considerando appunto che lo stare nel centrosinistra ha prodotto questi risultati. E solo un approccio miope potrebbe appellarsi al fatto che è Veltroni che ha voluto disfarsi della sinistra per riproporre in qualche modo un rinnovato quanto non augurabile rapporto col PD. Questo partito rappresenta infatti oggi (anche se non nella percezione di molti dei suoi militanti ed elettori) la migliore soluzione per i “poteri forti” che – scottati dal protagonismo reazionario e populista di Berlusconi- hanno ormai un evidente bisogno di una forza che sappia “cloroformizzare” il conflitto di classe e, al tempo stesso, “neutralizzare” qualunque evidente contraddizione. Il PD sarà, in sostanza, obbiettivamente funzionale a questo sistema capitalistico certo proteso alla massimizzazione dei profitti ma intelligentemente attento alla ricerca di una “pace sociale” che blocchi una qualunque risposta od organizzazione da parte delle classi popolari.
Per questi motivi serve avviare da subito una riflessione analitica ed un processo organizzato che sappia essere per le classi subalterne un vero punto di riferimento.
La questione comunista emerge oggi con prorompente evidenza, anche perché dove non vi sono partiti comunisti organizzati ed influenti nella società, come in gran Bretagna e stati Uniti, di fatto non esiste la sinistra.
Lo stesso risultato elettorale ci dice che anche da noi senza il partito comunista la sinistra scompare.
Un processo di costruzione che deve avere al centro la vicenda del lavoro, con tutte le sue attuali contraddizioni. Per riuscire a collegare con un “filo rosso” tutte quelle particolarità che oggi rendono lo sfruttamento del lavoro ancora più generalizzato che nel passato, dal lavoro dipendente ai ceti medi proletarizzati, dalle nuove forme di disoccupazione intellettuale alla precarizzazione permanente.
Tre sono i cardini della discussione che, schematicamente, dovremmo affrontare:
Una nuova riflessione e pratica dell’antimperialismo nell’era della globalizzazione capitalistica, sia nei confronti di quello americano, dominante, che di quello europeo, nascente.
L’alternatività all’americanizzazione della politica e quindi al Partito Democratico, appunto per una alternativa di sistema e di società.
Una nuova soggettività dei comunisti, cui possano partecipare tutte e tutti coloro che intendono impegnarsi per il superamento di questo modello di società, al di là delle attuali, e certo non autosufficienti, organizzazioni di appartenenza. Un percorso che voglia sperimentare forme nuove rispetto alla politica attuale (critica ai processi di personalizzazione e incentivazione alla direzione collegiale, superamento della politica come mestiere, revocabilità degli incarichi di direzione sulla base della valutazione dei risultati ottenuti e molto altro ancora).Come vedete un nuovo inizio, per cui servirà l’intelligenza di tutti e l’impegno di ognuno.

giovedì 13 marzo 2008

PRC. Polemiche sulle liste e candidature.

Sciopero della fame per difendere una tuta blu

di Erika Dellacasa

su Corriere della Sera del 08/03/2008

Il segretario del Prc della Liguria

GENOVA — «Ho iniziato lo sciopero della fame mercoledì perché la Sinistra Arcobaleno non aveva neanche un operaio come testa di lista e continuerò lo sciopero fino alle estreme conseguenze». Così Giacomo Conti segretario ligure di Rifondazione protesta contro la mancata conferma alla Camera di Sergio Olivieri, operaio della Termomeccanica della Spezia. A Conti, che ha lanciato l'appello per far rientrare Olivieri nelle liste, non basta il gesto di Diliberto in favore del lavoratore della Thyssen. «Bene per i Comunisti italiani — dice — ma non posso tollerare che il mio partito non senta la necessità di rivedere certe scelte banditesche. Via gli operai avanti i funzionari. C'è un grave problema di democrazia interna». L'esclusione di Olivieri, poi, fa sì che il Prc non abbia in Liguria neanche un candidato sicuro: «Questa è macelleria politica» accusa Conti. Edoardo Sanguineti, già candidato sindaco di Genova per la sinistra, e don Gallo hanno scritto a Bertinotti chiedendogli una «credibile candidatura» per Olivieri e ricordandogli che «proprio a Genova la questione operaia è emersa in tutta la sua gravità».


Giordano e Ferrero, "lite" sul digiuno del compagno Conti

di GIO. M.

su Il Secolo XIX del 09/03/2008

Il leader di Rifondazione duro contro il segretario ligure: «È indegno ciò che fai». Il ministro: «Toni eccessivi»

GENOVA. La segreteria nazionale di Rifondazione non cambia le liste della Sinistra Arcobaleno in Liguria. Il partito di Bertinotti e Giordano, quindi, non avrà nessun parlamentare eletto tra La Spezia e Imperia. Il tentativo del segretario regionale Giacomo Conti di far cambiare le cose attraverso lo sciopero della fame (oggi al quinto giorno) è quindi fallito.
Anzi, ieri Conti ha dovuto registrare la durissima censura del suo segretario nazionale: «Nel nostro partito il dibattito è libero e il dissenso, anche quello più estremo, è non solo lecito - ha detto Franco Giordano - ma un valore. Ma la delegazione del Prc nella lista della Sinistra Arcobaleno ha rispettato i criteri di rinnovamento posti dal comitato politico nazionale. Si può non essere d'accordo, ma parlare come fa Conti di una "operazione banditesca" messa in atto da una parte della segreteria è non solo falso, in quanto mette in discussione l'unità del gruppo dirigente nazionale, ma anche indegno, perché ne vuole colpire l'onestà politica contermini, questi sì, che andrebbero banditi dal confronto. Riteniamo le espressioni di Conti incompatibili con la cultura politica del partito».
Conti reagisce: «Consiglierei a Giordano di non ascoltare solo le proprie parole, ma anche quelle degli iscritti del territorio. Se qui si pone un problema sulla formazione delle liste, prima di dire che c'è una frattura in Prc, mi chiederei se l'ha fatta il segretario regionale ligure o una segreteriana-zionale che è sorda alle istanze del mondo sociale e dei territori dove si costruisce il progetto della sinistra».
Conti parla di un «problema di democrazia nel partito» e chiede un congresso nazionale subito dopo le elezioni e invita Giordano «a un attivo degli iscritti che può essere convocato già la prossima settimana». Al suo fianco, l'operaio deputato uscente e non più confermato Sergio Olivieri, che cerca di «superare» l'incidente accettando comunque di essere messo in unabrutta posizione di lista: «Ora pensiamo a ottenere il miglior risultato, poi discuteremo». Quindi l'invito a Conti per tornare a cibarsi (ha perso 5 chili). Un appello che arriva da giorni dapiùparti, apartire dal capogruppoin Regione Marco Nesci, dalla sua parte.
L'appello più pesante è comunque firmato dal ministro della Solidarietà Sociale Paolo Ferrerò: «Giacomo è uno splendido compagno e la radicalità con cui sta affrontando il nodo delle candidature operaie è l'espressione della sua passione politica e morale. Lo invito però a porre fine allo sciopero della fame che non è e non può essere lo strumento attraverso cui aprire la discussione politica sulle scelte fatte sulle candidature. E invito tutti (quindi anche Giordano, ndr) ad abbassare i toni della polemica. La discussione su questi nodi dovrà essere fatta dopo le elezioni, ma oggi è il tempo di rimboccarsi le maniche e di impegnarsi nella campagna elettorale».