lunedì 21 aprile 2008

CPN del 19 e 20 aprile-documento finale votato dall'Ernesto

Roma, 20 aprile 2008

Sconfitta catastrofica
Di colpo tutti i nodi sono giunti al pettine.
Nonostante l’impegno militante e spassionato di tante compagne e compagni, la sconfitta della Sinistra Arcobaleno è di dimensioni catastrofiche, un vero e proprio tracollo, una sconfitta storica. Con tre milioni di voti persi in soli due anni, la Sinistra Arcobaleno scende al 3% e non elegge nessun parlamentare. Senza dimenticare la vittoria del centro-destra e la crescita di una forza razzista e xenofoba come la Lega. Rifondazione Comunista, la forza politica che più di altri ha creduto nel progetto della Sinistra Arcobaleno, ne esce distrutta nel morale e nelle prospettive. Questo è il risultato della linea collettiva di tutto il gruppo dirigente che ha gestito in questi anni il Prc, non di questo o quel singolo dirigente.
Le cause principali
La causa principale del tracollo elettorale risiede con ogni evidenza nella linea della partecipazione al governo, decisa al Congresso di Venezia con il 59% di voti contro il 41%, respingendo ogni proposta di sintesi e di gestione unitaria del partito, mettendo con supponenza e arroganza l’ampia minoranza del Prc fuori dalla segreteria nazionale e dalla gestione del partito. La partecipazione al governo, motivata con la tesi risibile della permeabilità del centro-sinistra ai movimenti, ha deluso tutte le aspettative di cambiamento e di giustizia sociale. Il governo Prodi è stato permeabile non ai movimenti ma solo ai banchieri della Ue, alla Nato, agli Usa e al Vaticano, più aggressivi che mai. Un governo che, con la nostra partecipazione e corresponsabilità, ha tradito i lavoratori, i precari e i pensionati: invece che aumentare i salari e le pensioni e ridurre la povertà e l’insicurezza sociale crescente, ha favorito, sotto i dettami di Confindustria e del Fondo Monetario Internazionale, solo le grandi imprese, banche e assicurazioni. Ha eliminato il cuneo fiscale, regalando miliardi di euro alle imprese, e ha prodotto un accordo concertativo su pensioni e welfare, sdoganando la legge 30 senza abrogarla e aumentando ulteriormente l’età pensionabile senza abolire lo scalone Maroni, come promesso in campagna elettorale. Un governo che, con la nostra partecipazione e corresponsabilità, ha tradito gli immigrati introducendo nuove vessazioni securitarie, senza abrogare la legge Bossi-Fini e senza dare il diritto di voto. E’ venuto meno agli impegni elettorali sui diritti civili non riuscendo neanche ad approvare una legge sulle coppie di fatto, per la subalternità alle pressioni del Vaticano. Ha deluso il movimento per la pace, aumentando vertiginosamente le spese militari, proseguendo la missione di guerra italiana in Afghanistan, acconsentendo alla installazione dello scudo stellare di Bush, alla base americana di Vicenza e all’indipendenza del Kosovo, in obbedienza agli ordini della Nato e dell’imperialismo americano. Per parlare solo delle questioni principali, senza voler dire niente della Tav in Val di Susa, della vicenda dei rifiuti in Campania, dei provvedimenti securitari del centro-sinistra a Bologna, Firenze ed altre città. Il fatto è che, come era chiaro fin dall’inizio, non vi erano i rapporti di forza nella società perché i comunisti e le sinistre potessero dal governo ottenere risultati, e quindi bisognava evitare accuratamente di confondere le proprie responsabilità con quelle delle forze riformiste e moderate, pur evitando contemporaneamente di far tornare a vincere le destre. Si poteva fare, non si è voluto fare. La profonda delusione e il crollo di fiducia, che si erano avvertiti sin dai primi provvedimenti del governo, ha prodotto l’attuale vittoria della destra ed ha colpito soprattutto le forze di sinistra e in particolare Rifondazione Comunista. I segnali di rottura con il nostro elettorato e con i movimenti erano chiari da tempo. Già le elezioni amministrative di un anno fa avevano visto la perdita secca di due terzi del nostro elettorato rispetto al 2006, così come la riuscita manifestazione contro Bush autoconvocata dai movimenti e il contemporaneo fallimento di Piazza del Popolo erano il chiaro segnale di una rottura profonda con i movimenti. Per non parlare dell’accoglienza a Mirafiori. Fenomeni che avrebbero potuto e dovuto aprire una seria riflessione. E invece tutto il gruppo dirigente che ha gestito il Partito (quindi con una responsabilità collettiva, non attribuibile solo al presidente della Camera o al segretario del Partito) è rimasto sordo e cieco di fronte a questi fenomeni. Il vero e proprio disgusto per la politica non era riconducibile alla generica “crisi della politica”, come si è andato dicendo per due anni per sviare l’attenzione dalle cause vere, ma si trattava e si tratta di una sfiducia per la sinistra e in particolare per le forze della sinistra più radicale, che hanno dimostrato la più grande incoerenza rispetto alle promesse. Non c’è da meravigliarsi se, dopo due anni di partecipazione subalterna nel governo, i voti del Prc siano andati nell’astensione o nel voto di protesta della Lega.
Il simbolo
Se alla delusione popolare per la partecipazione al governo si aggiunge la decisione di presentare un simbolo sconosciuto, assolutamente opposto a quella connessione sentimentale col nostro popolo di cui spesso si parla a sproposito, si capisce come mai la perdita dei voti è stata così rilevante. Peraltro la decisione di presentare il simbolo della Sinistra Arcobaleno è stata presa cancellando del tutto la partecipazione degli iscritti, dei circoli e delle federazioni, con una logica autoritaria giunta persino a interrompere e rinviare il congresso già avviato, per paura del confronto democratico con la base. Clamoroso è stato l’errore di cancellare il simbolo dei due partiti che assieme superavano nel 2006 l’8%. Che di errore non si è trattato da parte del gruppo dirigente del Prc, ma di pervicace volontà di superamento dell’identità e dell’autonomia comunista, come si è visto persino dalle continue dichiarazioni del candidato premier in piena campagna elettorale a favore della trasformazione della Sinistra Arcobaleno in un nuovo soggetto politico non più comunista e della riduzione del comunismo ad una delle tante tendenze culturali dentro la Sinistra Arcobaleno.
Le cause di lungo periodo
Tuttavia le cause di questo crollo sono di lungo periodo. Un metro di ghiaccio non si forma in una sola notte di neve. Sia la partecipazione al governo, sia la diluizione di Rifondazione Comunista nella Sinistra Arcobaleno vengono da lontano, da un lungo processo di snaturamento della natura comunista, anticapitalista e di classe del partito. La negazione della centralità della contraddizione fra capitale e lavoro e l’abbandono del radicamento sociale e nei luoghi di lavoro, l’abbandono della concezione dell’imperialismo e del sostegno ai popoli che resistono alle aggressioni imperialiste (con l’adesione ideologica alla teoria della non-violenza in ogni luogo e in ogni tempo, che ha indotto addirittura ad una riduzione dell’impegno per la causa palestinese), il disinteresse per l’organizzazione del partito, dei circoli e delle federazioni, sostituita con lo schiacciamento sulle istituzioni e con le derive leaderistiche e mass-mediatiche. Sono anni che questo gruppo dirigente, tutto, opera nei fatti in direzione del superamento dell’autonomia comunista dentro nuovi soggetti politici genericamente di sinistra, come per esempio è stata, prima della Sinistra Arcobaleno, la costruzione della Sinistra Europea. Solo di una cosa non si parla neanche più, della natura comunista del partito, del comunismo, il cui solo accenno porta ad etichettature, a sciocche accuse (“identitari”) e a discriminazioni vere e proprie.Sulle cause per le quali un’esperienza ricca e promettente come quella originaria della rifondazione comunista sia finita nella debacle del 13 e 14 aprile, bisognerà aprire una riflessione più approfondita e collettiva.
Cambiare radicalmente linea politica, progetto e gruppi dirigenti
Cosa fare. Innanzitutto è necessario guardare in faccia la realtà, anche se essa è molto brutta, altrimenti le soluzioni sono peggio del male. La sconfitta è pesantissima. Il morale delle compagne e dei compagni è pessimo. C’è grande sconforto, paura, rabbia. Non ce la si cava con qualche pannicello caldo. Se non c’è una rottura di continuità, se non c’è un progetto nuovo, motivante, di rilancio dell’impresa che cominciammo 18 anni fa, se non c’è un cambiamento radicale di dirigenti e di gestione del partito (da una gestione autoritaria e burocratica ad una gestione collegiale e democratica), Rifondazione Comunista rischia di morire. E per questo cambiamento radicale è necessaria una profonda autocritica, senza alcuna reticenza, l’opposto di ciò che ancora fanno tutti i dirigenti in questi giorni, che continuano a ripetere – burocraticamente, come se nulla fosse accaduto – formule vuote e astratte, le stesse formule che hanno portato alla sconfitta. La sconfitta è troppo grave perché se ne possa uscire solo polemizzando con il candidato premier, Fausto Bertinotti. La Sinistra Arcobaleno è fallita in tutte le sue formulazioni (partito unico, soggetto unitario e plurale, federazione, confederazione, eccetera), sia dal punto di vista elettorale che politico. La pesantezza della sconfitta ci dice che per risalire la china è necessario investire non nella continuità, ma nella discontinuità, nel cambiamento radicale di linea, di progetto e di gruppi dirigenti. Questa linea, questo progetto e questi dirigenti che hanno portato Rifondazione Comunista e l’intera sinistra nel baratro, nonostante fossero stati ripetutamente messi sull’avviso, non sono più credibili. Bisogna cambiare. Bisogna andare in direzione opposta alla diluizione dell’identità e dell’autonomia comunista, della natura di classe ed anticapitalista del partito. Non di meno comunismo abbiamo bisogno, ma di più comunismo.
Salvare il PRC per un nuovo partito comunista
Salvare Rifondazione Comunista è importante. Noi vogliamo contribuire a farlo assieme a tutti coloro che sono disponibili, a partire dall’imminente Congresso. Ma è del tutto evidente che questo non è in sé affatto sufficiente, soprattutto oggi dopo una disfatta di queste dimensioni. Si salva ciò che resta del patrimonio importante di Rifondazione Comunista, di militanza, di esperienze e di capacità di costruire lotte e vertenze, solo se la si ricolloca in un più vasto processo unitario a sinistra di riunificazione di tutti i comunisti in un partito comunista più grande e più forte, non autoreferenziale ma capace di parlare a tanta parte del popolo di sinistra oggi senza riferimenti, di promuovere un più vasto schieramento anticapitalistico, per riaprire una nuova stagione dei movimenti e del conflitto sociale, per una lunga fase di lotta e di opposizione (vera, non “costruttiva”) a tutte le politiche neoliberiste e di guerra, sia che vengano dalla destra sia che vengano dal Pd. Il che significa anche promuovere una verifica della nostra partecipazione alle giunte locali. Di fronte ad una sconfitta e ad una crisi di tali dimensioni non c’è alternativa alla ripresa del progetto, con tutte le comuniste e i comunisti disponibili, anche con storie e sensibilità diverse, della rifondazione/ricostruzione di un partito comunista in Italia, com’era nel progetto originario, niente affatto conservatore o nostalgico, del 1991. Dopo la pesantissima sconfitta elettorale della sinistra, a questa strada non c’è alternativa. L’alternativa o è l’approdo verso una sorta di area di sinistra nel Partito Democratico (come sembra emergere dalla discussione che attraversa Sd, i Verdi e la Sinistra Europea) oppure l’alternativa può essere una ulteriore breve fase declinante, di esaurimento senza sbocchi in lotte intestine fra piccoli gruppi minoritari e del tutto marginali. Invece, ritornare nella società per riavviare un processo partecipato, dal basso, di rifondazione/ricostruzione unitaria di una nuova forza comunista, con tutti coloro che anche fuori del Prc sono disponibili, non nostalgica ma adeguata ai tempi, di classe ma anche interna ai movimenti pacifisti, ambientalisti, femministi, antirazzisti: questo è l’unico progetto in grado di non disperdere del tutto il nostro patrimonio, di rigenerare entusiasmo e rimotivare migliaia di compagne e di compagni, come nei momenti migliori del nostro Partito. Sappiamo che il lavoro di ricostruzione è arduo e di lunga lena, ma la manifestazione del 20 ottobre, il milione di persone in piazza sotto la marea di bandiere rosse, promossa dai due partiti comunisti e da altre forze della sinistra alternativa e di classe, è un’esperienza che sia pure sciaguratamente dissipata in pochi mesi dal gruppo dirigente che ha gestito il Prc, ci dice che possiamo farcela.

Belletti Gilda, Benni Guido, Bettarello Claudio, Catone Andrea, D’Angelo Pasquale, Giannini Fosco, Malerba Matteo, Manocchio Antonello, Maringiò Francesco, Masella Leonardo, Merlin Vladimiro, Miniati Adriana, Orlandini Olido, Pegolo Gianluigi, Rancati Claudia, Schavecher Nadia, Sconciaforni Roberto, Sema Giuliana, Sorini Fausto, Trapassi Marco, Verruggio Marco.

Compagne e compagni provenienti dalle vecchie mozioni I, II, III e IV del Congresso di Venezia

Comitato Politico Nazionale di Rifondazione Comunista

A questo link è possibile visionare il Comitato Politico Nazionale di Riforndazione Comunista del 19 aprile 2008

http://www.radioradicale.it/scheda/252124/comitato-politico-nazionale-di-rifondazione-comunista

Il voto operaio. Puntata di Omnibus con Marco Rizzo

giovedì 17 aprile 2008

APPELLO - COMUNISTE E COMUNISTI: COMINCIAMO DA NOI

www.comunistiuniti.it

Dopo il crollo della Sinistra Arcobaleno, ci rivolgiamo ai militanti e ai dirigenti del Pdci e del Prc e a tutte le comuniste/i ovunque collocati in Italia

Siamo comuniste e comunisti del nostro tempo. Abbiamo scelto di stare nei movimenti e nel conflitto sociale. Abbiamo storie e sensibilità diverse: sappiamo che non è il tempo delle certezze. Abbiamo il senso, anche critico, della nostra storia, che non rinneghiamo; ma il nostro sguardo è rivolto al presente e al futuro. Non abbiamo nostalgia del passato, semmai di un futuro migliore.
Il risultato della Sinistra Arcobaleno è disastroso: non solo essa ottiene un quarto della somma dei voti dei tre partiti nel 2006 (10,2%) - quando ancora non vi era l’apporto di Sinistra Democratica - ma raccoglie assai meno della metàdei voti ottenuti due anni fa dai due partiti comunisti (PRC e PdCI), che superarono insieme l’8%. E poco più di un terzo del miglior risultato dell’8,6% di Rifondazione, quando essa era ancora unita. Tre milioni sono i voti perduti rispetto al 2006. E per la prima volta nell’Italia del dopoguerra viene azzerata ogni rappresentanza parlamentare: nessun comunista entra in Parlamento. Il dato elettorale ha radici assai più profonde del mero richiamo al “voto utile”:risaltano la delusione estesa e profonda del popolo della sinistra e dei movimenti per la politica del governo Prodi e l’emergere in settori dell’Arcobaleno di una prospettiva di liquidazione dell’autonomia politica, teorica e organizzativa dei comunisti in una nuova formazione non comunista, non anticapitalista, orientata verso posizioni e culture neo-riformiste. Una formazione che non avrebbe alcuna valenza alternativa e sarebbe subalterna al progetto moderato del Partito Democratico e ad una logica di alternanza di sistema.

E’ giunto il tempo delle scelte: questa è la nostra
Non condividiamo l’idea del soggetto unico della sinistra di cui alcuni chiedono ostinatamente una “accelerazione”, nonostante il fallimento politico-elettorale. Proponiamo invece una prospettiva di unità e autonomia delle forze comuniste in Italia, in un processo di aggregazione che, a partire dalle forze maggiori (PRC e PdCI), vada oltre coinvolgendo altre soggettività politiche e sociali, senza settarismi o logiche auto-referenziali. Rivolgiamo un appello ai militanti e ai dirigenti di Rifondazione, del PdCI, di altre associazioni o reti, e alle centinaia di migliaia di comuniste/i senza tessera che in questi anni hanno contribuito nei movimenti e nelle lotte a porre le basi di una società alternativa al capitalismo, perché non si liquidino le espressioni organizzate dei comunisti ed anzi si avvii un processo aperto e innovativo, volto alla costruzione di una “casa comune dei comunisti”. Ci rivolgiamo: -alle lavoratrici, ai lavoratori e agli intellettuali delle vecchie e nuove professioni, ai precari, al sindacalismo di classe e di base, ai ceti sociali che oggi “non ce la fanno più” e per i quali la “crisi della quarta settimana” non è solo un titolo di giornale: che insieme rappresentano la base strutturale e di classe imprescindibile di ogni lotta contro il capitalismo; -ai movimenti giovanili, femministi, ambientalisti, per i diritti civili e di lotta contro ogni discriminazione sessuale, nella consapevolezza che nel nostro tempo la lotta per il socialismo e il comunismo può ritrovare la sua carica originaria di liberazione integrale solo se è capace di assumere dentro il proprio orizzonte anche le problematiche poste dal movimento femminista; -ai movimenti contro la guerra, internazionalisti, che lottano contro la presenza di armi nucleari e basi militari straniere nel nostro Paese, che sono a fianco dei paesi e dei popoli (come quello palestinese) che cercano di scuotersi di dosso la tutela militare, politica ed economica dell’imperialismo; -al mondo dei migranti, che rappresentano l’irruzione nelle società più ricche delle terribili ingiustizie che l’imperialismo continua a produrre su scala planetaria, perchè solo dall’incontro multietnico e multiculturale può nascere - nella lotta comune - una cultura ed una solidarietà cosmopolita, non integralista, anti-razzista, aperta alla “diversità”, che faccia progredire l’umanità intera verso traguardi di superiore convivenza e di pace. Auspichiamo un processo che fin dall’inizio si caratterizzi per la capacità di promuovere una riflessione problematica, anche autocritica. Indagando anche sulle ragioni per le quali un’esperienza ricca e promettente come quella originaria della “rifondazione comunista” non sia stata capace di costruire quel partito comunista di cui il movimento operaio e la sinistra avevano ed hanno bisogno; e come mai quel processo sia stato contrassegnato da tante divisioni, separazioni, defezioni che hanno deluso e allontanato dalla militanza decine di migliaia di compagne/i. Chiediamo una riflessione sulle ragioni che hanno reso fragile e inadeguato il radicamento sociale e di classe dei partiti che provengono da quella esperienza, ed anche gli errori che ci hanno portati in un governo che ha deluso le aspettative del popolo di sinistra: il che è pure all’origine della ripresa delle destre. Ci vorrà tempo, pazienza e rispetto reciproco per questa riflessione. Ma se la eludessimo, troppo precarie si rivelerebbero le fondamenta della ricostruzione. Il nostro non è un impegno che contraddice l’esigenza giusta e sentita di una più vasta unità d’azione di tutte le forze della sinistra che non rinunciano al cambiamento. Né esclude la ricerca di convergenze utili per arginare l’avanzata delle forze più apertamente reazionarie. Ma tale sforzo unitario a sinistra avrà tanto più successo, quanto più incisivo sarà il processo di ricostruzione di un partito comunista forte e unitario, all’altezza dei tempi. Che - tanto più oggi - sappia vivere e radicarsi nella società prima ancora che nelle istituzioni, perché solo il radicamento sociale può garantire solidità e prospettive di crescita e porre le basi di un partito che abbia una sua autonoma organizzazione e un suo autonomo ruolo politico con influenza di massa, nonostante l’attuale esclusione dal Parlmento e anche nella eventualità di nuove leggi elettorali peggiorative. La manifestazione del 20 ottobre 2007, nella quale un milione di persone sono sfilate con entusiasmo sotto una marea di bandiere rosse coi simboli comunisti, dimostra – più di ogni altro discorso – che esiste nell’Italia di oggi lo spazio sociale e politico per una forza comunista autonoma, combattiva, unita ed unitaria, che sappia essere il perno di una più vasta mobilitazione popolare a sinistra, che sappia parlare - tra gli altri - ai 200.000 della manifestazione contro la base di Vicenza, ai delegati sindacali che si sono battuti per il NO all’accordo di governo su Welfare e pensioni, ai 10 milioni di lavoratrici e lavoratori che hanno sostenuto il referendum sull’art.18. Auspichiamo che questo appello – anche attraverso incontri e momenti di discussione aperta - raccolga un’ampia adesione in ogni città, territorio, luogo di lavoro e di studio, ovunque vi siano un uomo, una donna, un ragazzo e una ragazza che non considerano il capitalismo l’orizzonte ultimo della civiltà umana.
LE PRIME ADESIONI
Ciro ARGENTINO operaio Thyssen Krupp - Mariano TREVISAN comitato No Dal Molin Vicenza - Piero CORDOLA comitati No TAV Val di Susa - Francesco BACHIS comitato sardo “Gettiamo le Basi” - Filippo SUTERA comitato NO PONTE Messina - Giovanni PATANIA comitato di lotta Alluvionati Vibo Valentia - C. BALLISTRERI- D. PAOLONE - G. MODIC - F. LISAI - M. PUGGIONI operai e delegati Fiat Mirafiori - Margherita HACK astronoma - Domenico LOSURDO filosofo - Gianni VATTIMO filosofo - Luciano CANFORA filologo - Angelo D’ORSI storico - Marco BALDINI conduttore televisivo - Raffaele DE GRADA comandante partigiano, storico dell’arte - Alberto MASALA scrittore – VAURO vignettista - Enzo APICELLA vignettista - Giorgio GOBBI attore - Michele GIORGIO giornalista de il Manifesto - Manlio DINUCCI saggista, collaboratore de il Manifesto - Bebo STORTI attore - Gerardo GIANNONE operaio RSU Fiat Pomigliano d’Arco - Wladimiro GIACCHE’ economista - Marino SEVERINI musicista, “La Gang” - STATUTO gruppo musicale - Wilfredo CAIMMI partigiano, medaglia d’argento al valor militare - Ugo DOTTI docente letteratura Università Pavia - Guido OLDRINI docente filosofia Università Bologna - Mario GEYMONAT docente filosofia Università Venezia - Mario VEGETTI professore emerito università Pavia - Andrea CATONE presid. centro studi transizione al socialismo - Alessandro HOBEL storico del movimento operaio - Federico MARTINO docente Diritto Università Messina - Stefano AZZARA’ docente filosofia Università Urbino - Fabio MINAZZI docente filosofia della Scienza Università Lecce - Sergio RICALDONE partigiano, consiglio mondiale per la pace - Wasim DHAMASH docente lingua e letteratura araba Università Cagliari - Gigi LIVIO storico del teatro - Teresa PUGLIATTI docente storia dell’Arte Università Palermo - Maria Luisa SIMONE pittrice - Delfina TROMBONI storica, femminista - Silvia FERDINANDES presid. centro interculturale nativi ed immigranti “ALOUAN” - AEROFLOT gruppo musicale - Francesco ZARDO giornalista e scrittore - Carlo BENEDETTI giornalista - Siliano INNOCENTI segret. circolo Prc Breda Ansaldo Pistoia - Domenico MORO economista - Giusi MONTANINI direttivo reg.le CGIL Marche - Alberto BALIA musicista - Hallac SAMI comitato di solidarietà con il popolo palestinese - Fabio LIBRETTI operaio, direttivo FIOM Milano - Antonello TIDDIA operaio, RSU Carbosulcis Carbonia Iglesias - Dario GIUGLIANO docente filosofia Accademia delle Belle Arti Napoli - Fabio FROSINI docente storia della filosofia Università Urbino - Albino CANFORA docente analisi matematica Università Napoli - Francesco SAVERIO de BLASI docente analisi matematica Roma - Franco INGLESE astrofisico - Vito Francesco POLCARO astrofisico - Adele MONICA PATRIARCHI docente storia e filosofia Roma - Helene PARASKEVAIDES filologa classica - Laura CHIARANTINI docente biochimica Università Urbino - Micaela LATINI docente storia letteratura tedesca Università Cassino - Nico PERRONE docente filosofia Accademia Belle Arti Napoli - Alfonso NAPOLITANO regista teatrale - Tiziano TUSSI comitato nazionale ANPI - Luigi Alberto SANCHI ricercatore CNRS, Parigi - Omar Sheikh E. SUAD mediatrice interculturale - Sergio MANES editore - Orestis FLOROS medico CPT - Massimo MUNNO “Luzzi Clan” curva sud Cosenza calcio - Rolando GIAI-LEVRA direttore “Gramsci oggi” on line - Cristina CARPINELLI centro studi problemi transizione socialista - Vittorio GIOIELLO centro ricerca Fenomenologia e società - Vito Francesco POLCARO primo ricercatore INASF - Adriano AMIDEI MIGLIANO regista e critico cinematografico - Renato CAPUTO docente storia e filosofia Università Roma - Emanuela SUSCA docente sociologia Università Urbino - Alessandro VOLPONI docente filosofia Fermo - Maurizio BUDA operaio, RSU Iveco Torino - Giuseppe BRUNI operaio, RSU Magnetto Weels Torino - Mariano MASSARO delegato regionale ORSA Sicilia - Armando RUSSO operaio, RSU Bertone Torino - Luigi DOLCE operaio, Itca, Torino - Giovanni ZUNGRONE segretario FLM Uniti Torino - Ferruccio GALLO, Pino CAPOZZI operai, RSU Fiom Idea Institute Torino - Manola MAURINO RSU ASL 1, Torino - Roberto TESTERA operaio,Comau Torino - Pasquale AMBROGIO operaio, Frigostamp Torino - Nicola BORELLO operaio, RSU ItalCementi Vibo Valentia - Mirko CAROTTA dirigente sindacale Trentino Alto Adige - Paolo AMORUSO segretario SLC Caserta - Daniele ARCELLA, Antonio BELLOPEDE, Vincenzo MEROLA, Salvatore BRIGNOLA operai, RSU Ericsson Marconi Marcianise, Caserta - Mario MADDALONI operaio, RSU Filcem Napoletana Gas - Eugenio GIORDANO operaio, RSU Alenia Pomigliano D’Arco - Franco ROMANO operaio, RSU Filcams Napoli - Ilaria REGGIANI comitato precari Mantova - Franco BOSISIO operaio, RSU Sag Bergamo - Francesco FUMAROLA lavoratore Atesia Roma - Riccardo DE ANGELIS RSU Telecomitalia Roma - Federico GIUSTI RSU Comunedi Pisa

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mercoledì 16 aprile 2008

SINISTRA ARCOBALENO, UN DISASTRO ANNUNCIATO

di Stefano Franchi, segreteria PRC di Bologna

I risultati elettorali lasciano sgomenti.
Dopo soli due anni di Governo Prodi l’Italia è stata riconsegnata alla destra e a Silvio Berlusconi. Forza Italia e An aumentano i consensi, la Lega Nord – forza razzista e reazionaria – gode di un grande consenso popolare in regioni importanti. Lo stesso risultato della destra sociale è preoccupante. Un malessere sociale che fino a ieri guardava un partito come rifondazione comunista, oggi ha scelto formazioni di destra o l’astensione.
Per la prima volta da quando è nata la Repubblica italiana - come sottolineano diversi quotidiani - i comunisti non avranno nessuna rappresentanza parlamentare, e con essi l’intera sinistra. Un dato che parla anche del futuro: senza comunisti non c’è la sinistra e chi ha voluto ostinatamente cancellare in queste elezioni un’autonoma presenza dei comunisti ha portato l’intera sinistra al disastro. Per l’ironia della sorte alla Sinistra Arcobaleno sarebbero bastati gli elettori delle due liste comuniste per superare lo sbarramento del 4% alla Camera.
Chi porta la responsabilità di questo disastro faccia un passo indietro, si dimetta. Dopo questo disastro elettorale Fausto Bertinotti e la sua Sinistra Arcobaleno fanno parte del passato. Da oggi si dovrà tornare al progetto originario del Prc, la rifondazione di un partito comunista.
Un partito che mai più voti i finanziamenti alle guerre o sostenga riforme pensionistiche e sociali e finanziarie di chiaro stampo liberista. Un partito che sappia da che parte stare, anche quando si mette in discussione una base militare americana o si difende il diritto delle donne a tirare pomodori a chi se li merita: gesto non-violento se paragonato alla violenza di chi vorrebbe ricacciarle ai tempi bui dell’inquisizione.
Di questo discuteremo nelle prossime settimane e mesi e nel prossimo congresso nazionale del PRC, se ci sarà. A questo ricominceremo a lavorare fin da ora.

Ora ci vuole l'autocritica, un congresso straordinario e rilanciare il PRC

di Claudio Grassi
su Liberazione del 16/04/2008

I risultati definitivi delle elezioni politiche ci consegnano un quadro drammatico. La coalizione di Berlusconi supera di oltre nove punti l'alleanza di Pd e Italia dei Valori e conquista un vantaggio consistente anche al Senato. La Lega Nord raggiunge percentuali estremamente significative (tornando ai risultati del 1992) mentre in alcune regioni le liste neo-fasciste raddoppiano in due anni i propri voti. Contemporaneamente il Pd non realizza la rimonta annunciata in campagna elettorale e ottiene un risultato ben inferiore alle aspettative. La conseguenza è che il prossimo Parlamento vedrà una salda maggioranza di deputati e senatori del Pdl e della Lega Nord, in grado di avviare – con il possibile benestare di Veltroni - una stagione di riforme istituzionali e costituzionali che potrebbero fare dell'Italia una repubblica presidenziale in un sistema tendenzialmente bipartitico e con una nuova legge elettorale maggioritaria.Ad opporsi a questa deriva nel prossimo Parlamento non ci saranno rappresentanti della Sinistra, il cui risultato elettorale è catastrofico.Basti dire che il 3% raccolto dalla Sinistra l’Arcobaleno è meno della metà dei voti ottenuti alle ultime elezioni politiche dalla sola Rifondazione Comunista.Ma è soprattutto un risultato fallimentare sul piano politico. Paghiamo venti mesi di governo Prodi insensibile alle ragioni dei lavoratori e dei soggetti sociali deboli. E paghiamo il fatto che il nostro atteggiamento, all'interno di quel governo, è stato per larghi tratti a-conflittuale e subalterno.La seconda causa di un risultato così disastroso riguarda il progetto politico a cui ha alluso la lista unitaria. Un progetto politico senza anima, che non ha appassionato nessuno, privo di una qualsiasi identità politica.Chi ha parlato in queste settimane della lista unica come del primo passo verso la costruzione di un partito unico della sinistra e ha agito nella direzione di accelerare questo processo, non ascoltando la contrarietà diffusa nel corpo del partito, ha commesso un ingiustificabile errore politico. L'assenza della falce e del martello dal simbolo elettorale è l'immagine più eclatante di questa inconsistenza politica.Come si è visto dal risultato elettorale, aver cancellato la falce e il martello dal simbolo elettorale non ha fatto acquisire alla Sinistra alcun voto. Al contrario, ne ha fatti perdere molti, in un elettorato consolidato e abituato a riconoscersi in quei simboli.Sono arrivati al pettine i nodi contenuti nella proposta politica avanzata con il congresso di Venezia, quando si sancì l’internità al governo "senza se e senza ma" e si lanciarono le basi per superare il Prc e dare vita ad nuovo soggetto unico della sinistra.Il gruppo dirigente del Prc ha fallito, portando il partito ad una sconfitta che non ha precedenti. Ne deve prendere atto con onestà e rassegnare immediatamente le dimissioni perché chi ha compiuto questo disastro non può essere colui che indica le soluzioni. Occorre convocare gli organismi del partito, avviare il congresso nazionale e dare la parola alle iscritte e agli iscritti.E' necessario fare autocritica e tornare ad investire sul nostro partito, riprendendo e rilanciando il progetto della Rifondazione Comunista. Non è il momento della rassegnazione, ma è il momento della lotta. Ci sono migliaia di compagne e compagni che non vogliono che scompaia Rifondazione. Noi siamo con loro.

L'ERNESTO: GIORDANO SI DIMETTA,VOTO È FINE ARCOBALENO

su www.lernesto.it del 16/04/2008

Le dimissioni di Franco Giordano e della segreteria nazionale, l'archiviazione della sinistra arcobaleno «un progetto fallimentare» e infine la ricostruzione di un partito basato sull'identità comunista. A chiedere che il Prc volti pagina e riprenda il cammino originale dopo la Bolognina è la minoranza dell'Ernesto rappresentata da Fosco Giannini e Gian Luigi Pegolo, parlamentari uscenti di Rifondazione e Leonardo Masella capogruppo del Prc in Emilia Romagna che annunciano la presentazione nel prossimo comitato politico del partito una mozione di sfiducia contro la segreteria. «Il risultato elettorale - sottolinea Pegolo - non è spiegabile solo dando le colpe al voto utile perchè lo stesso problema lo aveva l'Udc che invece ha tenuto. Bertinotti ed il segretario si ostinano a parlare di accelerazione verso il partito unico e la cosa mi pare incredibile». La minoranza dell'Ernesto chiede la convocazione del congresso e la possibilità di sapere l'esito del tesseramento dello scorso anno. Le critiche rivolte al gruppo dirigente vanno di pari passo a quelle verso il progetto arcobaleno: «L'esito elettorale - attacca Pegolo - ne decreta la fine. Il soggetto non è più proponibile. Rifondazione non va superata ma va difesa la sua autonomia». Se la proposta di Giordano di accelerare nella costruzione di una sinistra unita viene rispedita al mittente, riserve non si nascondo nemmeno per la tesi del ministro per la Solidarietà Sociale Paolo Ferrero che ha come obiettivo la nascita di una federazione in cui il Prc mantenga la sua autonomia. «Non ci piacciono i cosiddetti 'terzinì cioè coloro che si collocano tra il progetto della sinistra arcobaleno e l'autonomia del Prc. Noi - spiega Fosco Giannini - siamo contrari anche al modello della Sinistra europea». Parole dure sono infine rivolte all'ex segretario e leader della 'Cosa rossa' Fausto Bertinotti: «Lui - attacca il senatore del Prc - ha distrutto il partito comunista e tenta di distruggere la sinistra italiana, lo dicono i dati elettorali». «Le colpe - aggiunge Masella - non sono però tutte di Bertinotti. Intorno a lui, che era il padrone, c'era una corte dei miracoli, tanti cortigiani a dire sempre di sì».

Ichino ministro?

GOVERNO. ICHINO: IO MINISTRO? NON È PENSABILE, TROPPE DIFFERENZE


(DIRE) Roma, 16 apr. - Se "sul Giornale di oggi Livio Caputo parla di questa possibile proposta, rispondo qui, come ho gia' fatto pubblicamente in diverse occasioni: un mio coinvolgimento nel governo di Silvio Berlusconi non e' pensabile, per le profonde differenze che dividono il suo programma da quello del partito che ho contribuito a fondare e nelle cui liste sono stato eletto". E' quanto ribadisce Pietro Ichino, neo eletto del Pd al Senato, per il quale "questo non toglie che tra la maggioranza e il Pd possano verificarsi delle convergenze su singole materie di politica del lavoro".
Nel caso, Ichino si dice "pronto, e con me lo e' tutto il Pd, a cooperare con la maggioranza, nel rispetto dei rispettivi ruoli, per il progresso del nostro Paese".

martedì 15 aprile 2008

BOCCIATO L’ARCOBALENO, ORA LA PAROLA TOCCA AI COMUNISTI !

di Marco RIZZO

E’successo! Berlusconi è tornato, anche grazie a Veltroni, mentre la sinistra scompare con un risultato disastroso e l’improbabile Arcobaleno è stato sonoramente bocciato dall’elettorato con il 3% senza raggiungere il quorum ne alla Camera dei Deputati ne al Senato, non ottenendo così alcuna rappresentanza istituzionale. E pensare che partiva, sulla carta (nelle elezioni del 2006) con il 10,2% alla Camera e l’11,6% al Senato (sommando i risultati di Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani e Verdi e addirittura senza “conteggiare” la Sinistra Democratica).
Qualcuno potrà obiettare che quell’aggettivo “improbabile” poteva essere usato anche prima. Modestamente, alcuni di noi, tra cui il sottoscritto, lo avevano detto. La cattiva condotta della sinistra con il governo Prodi e il “tradimento” programmatico e ideale rispetto alla grandiosa manifestazione del 20 Ottobre, la cancellazione della “Falce e del Martello”, da molti auspicata da altri contrastata ma alla fine subita per necessità, un progetto politico privo di una “missione” e certo per nulla alternativo al Partito Democratico, le stesse modalità di scelta di adesione dei partiti (non un congresso, a volte neanche la riunione degli organismi dirigenti preposti) sono il racconto obiettivo di questa disavventura. Il problema, come sempre accade in politica,è però la questione della “percezione” di quello che stava accadendo, consapevolezza che certo non albergava non solo nella maggioranza dei gruppi dirigenti dei partiti della sinistra, ma anche in una considerevole parte dei militanti.
Bertinotti, e quelli che lo hanno seguito pedissequamente, con l'eclettismo che li ha caratterizzati, sono riusciti a fare quello che neppure ad Occhetto era riuscito: distruggere la sinistra!
Oggi ci vuole un nuovo inizio! Per ritrovare la fiducia nella parte del popolo che non si riconosce nelle disuguaglianze di questa società. Una opzione che passa necessariamente da una analisi approfondita di quello che accade in Italia e nel mondo. Proprio oggi, quando le contraddizioni del capitalismo –guerra e terrorismo, disuguaglianze sociali sempre più accentuate, collasso ambientale del pianeta- appaiono sempre più grandi. Proprio adesso, quando la nozione di “superamento del capitalismo” è più che mai attuale. Proprio ora appare evidente come la scelta comunista nel XXI secolo sia assolutamente sensata e necessaria.
Dobbiamo riportare la fiducia nella nostra gente e, soprattutto, dobbiamo fare in modo che questa fiducia possa esser rimeritata.
L’affermarsi del bipartitismo segna la crescente “americanizzazione” della politica. Si vuole chiudere “l’anomalia del caso italiano” dove, dal dopoguerra in poi, per oltre quaranta anni, il più grande Partito Comunista d’Occidente, assieme ad un formidabile movimento operaio, pur non partecipando al governo, aveva fortemente condizionato la scena politica e sociale del nostro paese. Dalla scuola per tutti all’universalismo della prestazione sanitaria, dallo Statuto dei lavoratori al rifiuto della monetizzazione della salute sui luoghi di lavoro, innumerevoli sono state le conquiste che hanno modificato concretamente i rapporti di forza tra le classi in Italia in quel periodo. Una funzione progressiva del conflitto tra lavoro e capitale che “trainava” anche le vittorie sui “diritti individuali”, dal divorzio all’aborto.
Poi è arrivata la difficile stagione dal 1991 fino ad oggi, quando si è tentato di “tenere aperta” la “questione comunista”, provando a più riprese a modificare la realtà con la partecipazione, in modi diversi, ai governi del paese. E’ stato giusto “provare” I risultati sono sotto gli occhi di tutti: 1994 – coalizione dei “progressisti”, 1996 – “desistenza” con l’Ulivo, 1998 – divisione dei Comunisti, gli uni al governo, gli altri contro, 2001 – i Comunisti Italiani dentro l’Ulivo, Rifondazione Comunista fuori, 2006 – tutti e due i partiti comunisti al governo… Sono passati 14 anni e la nostra gente non si ricorda una conquista sociale o anche solo di “principio” che , in qualche modo giustifichi quelle modalità di rapporto coi governi . Nel frattempo , la “base sociale” della sinistra, la nostra base sociale, si restringeva sempre di più…
Oggi dobbiamo interrogarci sul fatto che quel capitolo si è chiuso, tragicamente, con un risultato disastroso per tutta la sinistra. Bisogna ripartire da qui, considerando appunto che lo stare nel centrosinistra ha prodotto questi risultati. E solo un approccio miope potrebbe appellarsi al fatto che è Veltroni che ha voluto disfarsi della sinistra per riproporre in qualche modo un rinnovato quanto non augurabile rapporto col PD. Questo partito rappresenta infatti oggi (anche se non nella percezione di molti dei suoi militanti ed elettori) la migliore soluzione per i “poteri forti” che – scottati dal protagonismo reazionario e populista di Berlusconi- hanno ormai un evidente bisogno di una forza che sappia “cloroformizzare” il conflitto di classe e, al tempo stesso, “neutralizzare” qualunque evidente contraddizione. Il PD sarà, in sostanza, obbiettivamente funzionale a questo sistema capitalistico certo proteso alla massimizzazione dei profitti ma intelligentemente attento alla ricerca di una “pace sociale” che blocchi una qualunque risposta od organizzazione da parte delle classi popolari.
Per questi motivi serve avviare da subito una riflessione analitica ed un processo organizzato che sappia essere per le classi subalterne un vero punto di riferimento.
La questione comunista emerge oggi con prorompente evidenza, anche perché dove non vi sono partiti comunisti organizzati ed influenti nella società, come in gran Bretagna e stati Uniti, di fatto non esiste la sinistra.
Lo stesso risultato elettorale ci dice che anche da noi senza il partito comunista la sinistra scompare.
Un processo di costruzione che deve avere al centro la vicenda del lavoro, con tutte le sue attuali contraddizioni. Per riuscire a collegare con un “filo rosso” tutte quelle particolarità che oggi rendono lo sfruttamento del lavoro ancora più generalizzato che nel passato, dal lavoro dipendente ai ceti medi proletarizzati, dalle nuove forme di disoccupazione intellettuale alla precarizzazione permanente.
Tre sono i cardini della discussione che, schematicamente, dovremmo affrontare:
Una nuova riflessione e pratica dell’antimperialismo nell’era della globalizzazione capitalistica, sia nei confronti di quello americano, dominante, che di quello europeo, nascente.
L’alternatività all’americanizzazione della politica e quindi al Partito Democratico, appunto per una alternativa di sistema e di società.
Una nuova soggettività dei comunisti, cui possano partecipare tutte e tutti coloro che intendono impegnarsi per il superamento di questo modello di società, al di là delle attuali, e certo non autosufficienti, organizzazioni di appartenenza. Un percorso che voglia sperimentare forme nuove rispetto alla politica attuale (critica ai processi di personalizzazione e incentivazione alla direzione collegiale, superamento della politica come mestiere, revocabilità degli incarichi di direzione sulla base della valutazione dei risultati ottenuti e molto altro ancora).Come vedete un nuovo inizio, per cui servirà l’intelligenza di tutti e l’impegno di ognuno.

sabato 12 aprile 2008

Un'indegna campagna di demonizzazione della Repubblica Popolare Cinese è in corso

Appello

Un’indegna campagna di demonizzazione della Repubblica Popolare Cinese è in corso. A dirigerla e orchestrarla sono governi e organi di stampa più che mai decisi ad avallare il martirio interminabile del popolo palestinese e sempre pronti a scatenare e appoggiare guerre preventive come quella che in Irak ha già comportato centinaia di migliaia di morti e milioni di profughi.
Si agita la bandiera dell’indipendenza (talvolta camuffata da «autonomia») del Tibet, ma se questo obbiettivo venisse conseguito, ecco che la medesima parola d’ordine verrebbe lanciata anche per il Grande Tibet (un’area tre volte più grande del Tibet propriamente detto) e poi per il Xinjiang, per la Mongolia interna, per la Manciuria e per altre regioni ancora. La realtà è che, nel suo folle progetto di dominio planetario, l’imperialismo mira a smembrare un paese che da molti secoli si è costituito su una base multietnica e multiculturale e che oggi vede convivere 56 etnie. Non a caso, a promuovere questa Crociata non è certo il Terzo Mondo, che alla Cina guarda con simpatia e ammirazione, ma l’Occidente che a partire dalle guerre dell’oppio ha precipitato il grande paese asiatico nel sottosviluppo e in un’immane tragedia, dalla quale un popolo che ammonta ad un quinto dell’umanità sta finalmente fuoriuscendo.
Sulla base di parole d’ordine analoghe a quelle oggi urlate contro la Cina, si potrebbe promuovere lo smembramento di non pochi paesi europei, quali l’Inghilterra, la Francia, la Spagna e soprattutto l’Italia, dove non mancano i movimenti che rivendicano la «liberazione» e la secessione della Padania.
L’Occidente che si atteggia a Santa Sede della religione dei diritti umani non ha speso una sola parola sui pogrom anticinesi che il 14 marzo a Lhasa sono costati la vita a civili innocenti compresi vecchi, donne e bambini. Mentre proclama di essere alla testa della lotta contro il fondamentalismo, l’Occidente trasfigura nel modo più grottesco il Tibet del passato (fondato sulla teocrazia e sulla schiavitù e sul servaggio di massa) e si prosterna dinanzi a un Dio-Re, impegnato a costituire uno Stato sulla base della purezza etnica e religiosa (anche una moschea è stata assaltata a Lhasa), annettendo a questo Stato territori che sono sì abitati da tibetani ma che non sono mai stati amministrati da un Dalai Lama: è il progetto del Grande Tibet fondamentalista caro a coloro che vogliono mettere in crisi il carattere multietnico e multiculturale della Repubblica Popolare Cinese per poterla meglio smembrare.Alla fine dell’Ottocento, all’ingresso delle concessioni occidentali in Cina era bene in vista il cartello: «Vietato l’ingresso ai cani e ai cinesi». Questo cartello non è dileguato, ha solo subito qualche variante, come dimostra la campagna per sabotare o sminuire in qualche modo le Olimpiadi di Pechino: «Vietate le Olimpiadi ai cani e ai cinesi». La Crociata anticinese in corso è in piena continuità con una lunga e infame tradizione imperialista e razzista.
Prime adesioni:
Domenico Losurdo, filosofo
Gianni Vattimo, filosofo
Luciano Canfora, storico
Carlo Ferdinando Russo, direttore della rivista "Belfagor"
Angelo d’Orsi, storico
Ugo Dotti, storico della letteratura italiana
Guido Oldrini, filosofo
Massimiliano Marotta, presidente della Società di studi politici
Federico Martino, storico del diritto
Fosco Giannini, senatore PRC, direttore della rivista “l’Ernesto”
Fausto Sorini, membro del Comitato politico nazionale del PRC, direzione area “l’Ernesto”
Sergio Cararo, direttore della rivista “Contropiano”
Alessandro Leoni, Segreteria regionale toscana PRC
Valter Lorenzi, Rete nazionale “Disarmiamoli!”
Luca Gorlani, educatore, Chiari (BS)
Marco Benevento, Direttivo FIOM Roma Nord
Manlio Dinucci
Luciano Vasapollo, docente Università La Sapienza, Roma
Stefano G. Azzarà, Università di Urbino
Filippo Lai, ricercatore, Cagliari
Pilade Cantini
Vincenzo Simoni, Segretario nazionale dell’Unione Inquilini
Alfredo Tradardi, ISM-Italia
Francesco Zardo, giornalista e scrittore
Marie-Ange Patrizio, psicologa e traduttrice, Marsiglia
Giancarlo Staffolani, Collettivo “B. Brecht”, Veneto orientale
Andrea Fioretti, FLMU-CUB Sirti/assemblea lavoratori autoconvocati
Andrea Martocchia, astrofisico, INAF-IASF Roma
Serena Marchionni, bibliotecaria, Fac. Matematica, Università di Bologna
George Philippou, Atene
Luigi Pestalozza, musicologo
Libero Traversa, della redazione di “Marxismo Oggi”
Sergio Manes, editore (La Città del Sole)
Antonella Ghignoli
Andrea Parti
Aldo Cannas, Cagliari
Hisao Fujita Yashima, professore associato di Analisi Matematica, Università di Torino
Marco Ghioti
Leo Giglio
Armando Gattai, Prato
Niccolò Zambarbieri, Giovani Comunisti di Pavia
Claudio Del Bello, editore (Odradek)
Lin Jie
Mauro Gemma, redazione di Resistenze.org
Antonio Ginetti, Pistoia
Riccardo Fabio Franchi, studente, Bologna
Silvio Marconi, antropologo, operatore di cooperazione allo sviluppo e intercultura, Roma
Francesco Saverio de Blasi, ordinario di Analisi Matematica, Universita' di Roma "Tor Vergata
Claudia Cernigli, giornalista, Trieste
Z. Shiwei
Edoardo Magnone, chimico, Italy-Japan Joint Laboratory on Nanostructured Materials for Environment and Energy (NaMatEE) and "Research Center for Advanced Science and Technology" (RCAST), University of Tokyo
Rosanna DesteMarco Costa – PRC, Assessore ai Lavori Pubblici, Comune di Busana (RE)
Fulvio Grimaldi, giornalista
Antonio Casolaro, Caserta
Antonio Caracciolo, ricercatore di Filosofia del Diritto, Università di Roma La Sapienza
Alessandra Orlandini, infermiera, Ancona
Gianni Monasterolo, musicista e poeta
Stefano Franchi, segreteria PRC Bologna
Marina Minicuci, giornalista
Francesco Maringiò, coordinamento nazionale Giovani Comunisti
Adriano Benayon, Brasília, Brésil
Francesco Rozza, Caserta
Gian Mario Cazzaniga, professore di Filosofia morale, Università di Pisa
Annie Lacroix-Riz, storica
Simone Bruni, operatore e mediatore socio-culturale per Arci Toscana